Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 10 Luglio 2020

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Immaginiamo per un istante di essere inviati in missione da Gesù in persona: meraviglioso! Potergli rendere testimonianza, poter annunciarlo al mondo, poter parlare della nostra relazione con Lui, di ciò che dice e ciò che fa è semplicemente bellissimo.

Gesù però ancora una volta spiazza i nostri piani e precisa che annunciarlo vuol dire imitarlo negli atteggiamenti interiori più profondi. Vuol dire essere mite come un agnello di fronte all’aggressività dei lupi, vuol dire non conquistare il mondo con lo stile dei potenti, ma con la forza dell’amore e della mitezza: cose ben più difficili se dipendessero solo da noi. Ci invita ad avere una visione ampia della realtà, per muoverci con intelligenza e realismo (l’astuzia non deve essere simile a chi vuole ingannare il prossimo o circuirlo) e ci invita a essere semplici, di cuore integro, capace di affidarsi, non calcolatore, cosa che può nascere solo dal rimanere costantemente alla sua presenza, al suo sguardo, il solo che ci colloca al giusto posto.

Questo tipo di testimonianza che ci viene chiesta è difficile perché è propria di persone libere, che non cercano interessi e che quindi non possono scendere a patto con la malizia del mondo. Così, si è facilmente accusati perché giusti, traditi da amici e, peggio ancora, perseguitati da familiari. Ma Gesù esorta: non temete e non preoccupatevi di difendervi come lo fa il mondo, siate saggi, testimoniate con perseveranza (senza cedere al fanatismo del martirio) e promette: non siete soli! Lo Spirito vi suggerirà ogni cosa e la vostra vita sarà salvata, sperimenterà la venuta del Figlio dell’uomo non in termini cronologici, ma esistenziali, tanto da desiderare di continuare ad annunciarlo ovunque.

Lorena Armiento s.a.


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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato