d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 27 Aprile 2020

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La folla percepisce che Gesù non è passato all’altra riva in modo naturale. Percepisce sempre più in lui un mistero, il miracolo dei pani e dei pesci, per esempio, era avvenuto da pochissimo. Continua a chiamarlo Rabbì eppure… Gesù incoraggia quella gente a porre attenzione ai segni, ad andare oltre il solo cercare benefici materiali. È ben di più del solo cibo materiale il dono per loro. Una vita piena di ogni bene.

Ecco la chiamata, quando viene, da accogliere con gioia. Ma non di tratta come essi pensano di dover fare qualcosa con le proprie forze per ottenere qualche altra cosa in cambio. Cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio? Questa è l’opera di Dio (prima e ben più che degli uomini), che crediate in colui che egli ha mandato.

Accogliere, quando ci viene elargito, il dono della fede, lasciarci portare da Dio. Non moralistiche opere da energumeno ma la grazia delicata che ci conduce gradualmente, serenamente, verso una vita piena spirituale e umana. È Dio che opera. Lo Spirito ci orienta a puntare tutto su di Lui, non su noi stessi.

Maria sembra ci dica di tornare al cuore nella luce serena

Sempre la sera quando scende la tua pace domando che sia del mondo che non spera. Potenti affannati a dominare gente che cerca solo una vita più serena.

Oh Signore, tu sai perché permetti queste cose, questi dolori, queste ferite astruse. Quando le cose semplici e buone? Quando la fede coltivata a scuola, pure lo scambio col pensare altro? Lasciateci campare, siamo stanchi.

Viene la sera, ogni voce si fa eco distesa, si quieta il campo di girasoli, il faggio riposa. Fuma il comignolo del casolare nella tenue rossastra luce diffusa. E l’allodola dal nido ai margini del bosco canta che questa vostra vita non è vera.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog