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Commento alle letture del 11 Dicembre 2018 – Mons. Costantino Di Bruno

Il commento alle letture del 11 Dicembre 2018 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Neanche uno di questi piccoli si perda

Is 40,1-11; Sal 95,1-3.10-13; Mt 18,12-14

Ogni discepolo di Gesù ogni giorno, giunta la sera, dovrebbe mettere la sua coscienza dinanzi al suo Dio, e fare la stessa professione di verità e di giustizia fatta dall’Apostolo Paolo, dinanzi ai Vescovi dell’Asia, da lui convocati a Mileto, per il commiato.

«Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio.

Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi. E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati. Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”» (At 20, 18-35).

Anche Gesù, prima di avviarsi verso la cattura, la condanna, la crocifissione, mette la sua coscienza dinanzi al Padre e si dichiara innocente della perdizione di Giuda.

Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità (Gv 17,12-19).

Ai nostri giorni, non solo non si vive più la missione evangelizzatrice per rinuncia alla purissima fede e verità in Cristo Signore, unico e solo Redentore e Salvatore del mondo, con le nostre false teorie sul peccato, sulla morale, sulla giustizia, sulla conversione, su ogni mistero della nostra fede, ma stiamo anche assistendo ad un esodo massiccio dalla Chiesa. Siamo responsabili di quanti si perdono per nostra colpa. Ogni nostro falso pensiero su Cristo e sulla Chiesa ci rende colpevoli in eterno.

Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

Ogni discepolo di Gesù, secondo il mistero assunto, in ordine al Sacramento ricevuto, è obbligato a svolgere la sua missione con somma cura, affinché non solo nessuno si allontani dalla Chiesa per trasformazione della verità, ma anche per la sua missione santamente vissuta entrino nell’ovile del Signore tutte le pecore del Padre.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che i cristiani vivano con verità la loro missione.

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