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Commento al Vangelo del 12 Marzo 2018 – don Mauro Leonardi

I miracoli di Gesù si immergono nella quotidianità. Hanno un’ora e un giorno: traversano la vita delle persone. I miracoli spesso sono doni: di Gesù, per primo, che opera e elargisce azioni e parole di salvezza e di uomini come noi che donano speranza: “Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato”: l’amore, dunque, non viene mai da Dio solo, ma il padre , nella sua umiltà, chiede a noi di dare i nostri pani, i nostri pesci, ciò che possiamo, in modo da testimoniare il suo amore e di dare gratuitamente come gratuitamente abbiamo ricevuto.

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Poesia

Difficile amare chi è della mia casa.
Difficile amare chi vive con me.
Difficile amare chi vive come vivo io, stessa terra, stessa casa, stessa vita.
Perché mi ricorda come dovrei essere. Come vorrei essere.
Perché è diverso da me.
E mi spaventa.
E voglio segni che sia veramente speciale.
Perché io non lo sono.
E lui allora come fa ad esserlo?
Difficile amare.
L’unico segno che l’amore può dare.
È che torna la vita.
Quando c’è l’amore, torna la vita.
E con lui la vita torna.
Credere a ciò che si vede. Non basta.
Credere a ciò che è segno e prodigio. Non basta.
Credere a ciò che si sente. Non basta
Credere alla fama. Non basta.
Non basta.
Ci vuole la parola.
Ci vuole che credo a quello che mi dici.
Che mi fido.
Anche se non lo vedo.
Anche se non lo so quello che sta accadendo.
Ma vado.
Ma torno.
Forte solo della tua parola.
Forte solo della mia fede.

Posso dire l’ora in cui ti ho visto per la prima volta.
Posso dire l’ora in cui mi hai parlato. A me.
Posso dire l’ora in cui mi hai lasciato. In cui mi hai detto di andare.
Posso dire l’ora in cui la mia vita malata, stanca, morta, ha ricominciato a vivere. Ad alzarsi.
Posso dire l’ora di tutto quello che tu sei e fai nella mia vita.
Sei tu che mi dai il tempo.

Se non vedo te.
Non credo.
Non mi muovo.
Non vivo.
Tutto è festa con te.
Tutto è vita con te.
Tutto è fede con te.
Ogni tua parola, sei tu. Interamente tu.
Ogni tuo sguardo sei tu. Interamente tu.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Gv 4, 43-54
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

don Mauro offre la possibilità di lasciare intenzioni per la Messa della mattina sulla pagina Facebook del suo blog “Come Gesù” ogni giorno alle ore 19.

Questo commento/poesia del vangelo del giorno è fatto dalla prospettiva di una delle donne senza nome che seguivano Gesù (cfr Lc 8, 1-3). Il suo nome è Zippi (Zippora).

A cura di don Mauro Leonardi – Il suo blog è “Come Gesù

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