Benedetto XVI – Commento al Vangelo del 26 Marzo 2020 – Gv 5, 31-47

Il quarto Vangelo si basa sul Vecchio Testamento

Oggi, nell’autodifesa di Gesù di fronte ai giudei, appare una delle singolarità del quarto Vangelo: Giovanni si basa totalmente sul Vecchio Testamento. “[Mosè] ha scritto di me”: (Gv 5,46), dice Gesù ai Suoi avversari; Filippo dice a Natanaele: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nel libro della Legge e i Profeti” Gv 1 45).

La relazione tra Gesù e Mosè appare in un modo programmatico particolarmente alla fine del Prologo: “La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Cristo Gesù” (Gv 1, 16-18). La profezia –la grande promessa- di Mosè (“Dio susciterà un profeta come me; a lui l’ascolterete”) si è compiuta abbondantemente, in un modo traboccante come Dio suole regalare.

-Colui che è venuto è più grande di Mosè, è più grande di un profeta. E’ il Figlio, e adesso è lo stesso Figlio che verrà “innalzato”. E perciò vengono manifestate la grazia e la verità non per distruggere, ma come compimento della Legge.


Il commento è tratto dai testi di Benedetto XVI. A cura di evangeli.net


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