Avvento è… «fuoco»
Le parole del Battezzatore, Giovanni, infervorano gli animi invitati alla teshuvah: il ritorno concreto a Dio mediante la giustizia e la fedeltà alla Torah. Non c’è più alcun istante da perdere: secondo la sua predicazione, l’avvento di Dio – il Più Forte – è imminente e quindi il tempo è ormai scaduto.
La possibilità di cambiare vita e portare buoni frutti va colta proprio adesso; poi sarà troppo tardi. Giovanni – nella tradizione dei profeti di Israele – non annuncia un vago cambiamento interiore, ma una conversione sociale: restituire il maltolto, condonare i debiti, sanare gli abusi e ricostruire relazioni sane, autentiche, equilibrate.
La fedeltà alla giustizia non può essere rimandata. Giovanni sta lì per sostenere e certificare, con il battesimo da lui officiato, l’impegno di chi concretamente si è proposto di abbandonare una vita lontana dal Signore e camminare sulla Torah affidata a Mosè.
E se l’incontro con il Battezzatore vi sembra già sufficientemente d’impatto, Giovanni stesso avvisa che il suo è appena acqua fresca in confronto al fuoco dell’incontro incandescente con l’amore di Dio.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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