Il vino è scadente ma i calici sono di cristallo
Niente è come sembra: questo Cristo lo sa bene. Niente è come sembra, anche se il sembra certe volte appare bellissimo: «Disse: Sì, signore. Ma non vi andò».
L’altro figlio, invece – quello apparentemente menefreghista – disse che non ne voleva proprio sapere d’andare a farsi il mazzo nella vigna. Solo che poi «pentitosi, ci andò».
Uno dice di sì ma poi se ne sbatte il cuore, l’altro dice di no ma poi si butta a capofitto col cuore in mezzo alle viti.
Niente è come sembra, anche se il sembra certe volte è bellissimo: «Che ve ne pare?» rilancia il Cristo narratore alla platea che, senza obbligo di biglietto, vive in diretta l’ebbrezza del suo raccontarsi?
E tutti, in apparenza, sembrano d’accordo sul finale: «Il primo» (è stato alla fine il più bravo) gli rispondono in coro.
Lui, d’altronde, l’apparenza la conosce come la più pestifera delle tentazioni. Quante volte – certe volte con le buone, altre con le cattive – fece passare il suo mantra fatato: “Voi fermatevi pure all’apparenza, gente, che io scendo alla stazione dopo. Alla stazione della sostanza”.
Non che giudicasse chi si fermava alle apparenze, è che mostrava di rimanere perplesso di chi, in pratica, viveva mangiando soltanto la buccia della frutta, perdendosi volutamente la polpa, il succo.
Va anche detto, però, che alla gente di cuore, poi, bastavano poche parole uscite dalla bocca di Lui per capire che l’apparenza incanta. Incanta, incarta: quando la scarti, visto che prima o poi la si scarta pure, ci trovi dentro la delusione.
Senza, però, la possibilità che ti sia restituita la chance: nessun “soddisfatto o rimborsato” cui potersi appellare.
Una studiosa del ridicolo umano scrive: «Si svegliano alle 4. Alle cinque vanno dritti dal parrucchiere. Alle 6 si truccano. Alle 7 si rimettono il pigiamo per postare un selfie con su scritto: Appena sveglia”». A qualcuno basta: piace e avanza.
Nessuna morale da parte del Cristo: Lui nacque e venne al mondo per far vedere gli originali non per discutere della bigiotteria.
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Semplicemente (si) fa una domanda: «Che ve ne pare?» (cfr Mt 21,28-32).
Basta un punto interrogativo per accorgersi che, anche stavolta, niente è come sembra: non c’è un figlio indisciplinato e un figlio pentito, uno che sgobba e uno che si prende applausi.
Non è mai così: con una sola storia – potenza del genio – Cristo svela lo sdoppiamento di personalità che abita l’uomo, la donna: certe volte diciamo di sì e poi facciamo il contrario, altre volte diciamo di no e poi, pentiti, ritorniamo sui nostri passi.
E andiamo di corsa a lavorare nella vigna. Perchè, in fondo in fondo, lo sappiamo bene quanto dura l’apparenza: un’apparenza, anche se bellissima, dura pochi decenni (quando dura), una bella personalità rischia di fare la storia, durare per tutta la vita.
Santi contro influencer, bufera d’agosto contro pioggerellina primaverile: solo chi vive di apparenze, forse, verrà fregato dalle apparenze.
I pubblicani e i peccatori, invece, sembrano essere la razza più ostica da imbrogliare: “Impossibile fregare uno che ha sbagliato. Ricordatelo ogni volta che entri in carcere” mi disse un giorno uno dei nostri criminali di galera.
Il fatto è che lo specchio nel mio bagno, ogni tanto, mi rimanda un’idea della mia bellezza socialmente ricostruita.
Che nessuno pensi, comunque, che Cristo voglia fare, come si suol dire, di tutta l’erba un fascio: non c’è bisogno di peccare per sapersi amati da Lui.
È che chi ha sbagliato e, poi, si pente siccome ha perso la faccia una volta non gliene importa più di tanto di mostrarsi per quello che è, di aprire il cuore alla Grazia e, quando passa, porgerle la sedia in modo che si fermi a casa nostra.
Nei mercati dei diamanti ce ne sono tanti di falsi che passano per diamanti veri: l’importante è riconoscerli per non lasciarsi fregare dall’apparenza.
Quando parla in questa maniera così secca, non è che Cristo sembri tanto preoccupato di parlare a noi, quanto di parlare di noi.
Che certi giorni, se solo ci osservassimo, continuiamo a bere pessimo vino preoccupati soltanto che i calici siano di cristallo di Boemia.
Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte
