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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 9 Giugno 2025

Vangelo di Giovanni – Gv 19,25-34

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

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Parola del Signore.

Non c’è più nessuno sotto la croce. Non le folle che, numerose, accorrevano presso il lago per ascoltare la predicazione del falegname fattosi profeta, non i discepoli che lo avevano seguito lungo la sua missione, non gli amici più intimi, percossi come pecore senza pastore, scappati a gambe levate.

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Solo la madre rimane, sta, come scrive Giovanni, insieme ad uno sparuto gruppo di donne. Sta salda nella fede, incrollabile, nonostante tutto urli al cielo che Dio non c’è e, se c’è, è un sadico violento che permette lo strazio di suo figlio.

Sta, lei che, pure, in quel momento, potrebbe accusare Dio, l’assente, il mentitore, colui che, dopo averle dato il figlio della speranza, glielo toglie nel peggiore dei modi. E mille fantasmi e paure e demoni potrebbero, giustamente, mettere in crisi la sua fede.

Come accade a me, a noi, nel momento del dolore, nella tragica esperienza di un lutto, nel dolore invincibile di un evento che resetta la nostra vita. Invece no; Maria rimane ai piedi della croce, stravolta come una madre che vede il figlio innocente straziato, ma non fugge.

E per qualche ora la Chiesa, profezia del Regno, è lei. Una sola persona. Una sola fede. Una sola, salda speranza. Come se, per qualche tempo, la fede fosse come racchiusa in un solo cuore di discepolo.

Più che madre, discepola. Più che istinto e affetto, fede e determinazione, speranza contro ogni speranza.

Perciò da sempre i discepoli del risorto la seguono, prima fra i discepoli. Madre di ogni credente. Perciò oggi la celebriamo come Madre della Chiesa, perché per prima ha creduto, per prima lo ha seguito.

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Come scrive sant’Agostino commentando l’annunciazione: prima di concepirlo nel grembo, Maria ha dovuto concepire il figlio nella fede.

Perciò, all’indomani della resurrezione, troviamo Maria nel cenacolo in attesa dello Spirito: sorella fra i fratelli, madre affidata ad ogni discepolo, come Giovanni.

Oggi è tempo di accogliere questo ultimo dono di Cristo morente ad ogni discepolo: madre e maestra nel credere.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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