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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 22 settembre 2026

«Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». La frase è dura, se si pensa che fuori c’è sua madre che cerca di avvicinarlo. Ma Gesù non sta rinnegando Maria, sta dicendo qualcosa di diverso, di più grande.

La famiglia naturale è sacra nel mondo antico. I legami di sangue obbligano, proteggono, definiscono. Ma Gesù annuncia che c’è un’altra famiglia, costruita non sulla nascita ma sulla scelta: quella di chi ascolta la parola di Dio e la mette in pratica.

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Non è una famiglia esclusiva. Non sostituisce quella naturale. Ma la relativizza: non è il sangue che determina l’appartenenza al regno, ma la disponibilità ad ascoltare. Questo apre una porta enorme: chiunque, qualunque sia la sua storia, la sua famiglia d’origine, il suo passato, può far parte di questa famiglia.

Luca, tra tutti gli evangelisti, è forse quello che sottolinea di più questa universalità. Il Vangelo non è patrimonio di nessun gruppo etnico, culturale, familiare. È offerto a chiunque scelga di ascoltare e di fare. Una famiglia che più aperta non potrebbe essere.

Per Riflettere

Chi appartiene alla famiglia di Gesù: «coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». Nella mia vita, ascolto e pratica vanno insieme? Oppure uno dei due fatica a stare al passo con l’altro?

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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi