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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 3 settembre 2026

Chiede la barca della mia vita, il Signore. Per staccarsi dalla riva e poter parlare alla folla ammassata sulle rive del lago.

La mia, proprio la mia. Non ha bisogno di un palco, o di un lussuoso yacht, gli basta anche il mio guscio di noce, così com’è, anche se non è granché ed è una piccola barca di lago incapace di affrontare il mare aperto.

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All’inizio accade proprio così: qualcuno ci parla di lui, magari siamo cristiani da sempre, poi qualcosa ci smuove:

  • una Parola
  • un messaggio
  • un evento
  • un dubbio.

Allora ci mettiamo in ascolto, gli damo fiducia, ci fidiamo.

E accade qualcosa: in ringraziamento della fiducia, del prestito della barca, il Signore ci chiede di prendere il largo, di avere fiducia, di osare, di andare oltre.

Ma, come Pietro, tentenniamo. Dai, non esageriamo, una crisi mistica ci sta nella vita, ma staccarci e prendere il largo dopo che tutte le nostre pesche si sono rivelate infruttuose, non ne vale la pena.

Eppure, Pietro si convince, a malincuore. Osa. Prende il largo e accade. Quella pesca inattesa, che avrebbe potuto benissimo attribuire alla fortuna del principiante, lo convince e lo spinge verso il mistero.

Pietro ha ancora un’obiezione: non è all’altezza, non è capace, non è lui la persona giusta.

Sbagliato, Pietro, l’essere peccatore non è un ostacolo ma la condizione per poter accogliere la grazia, per lasciarsi fare.

Gesù non vuole in alcun modo discepoli perfettini e azzimati, non sa che farsene di primi della classe che dall’alto della loro intransigenza morale e spirituale diano consigli non richiesti.

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Ha bisogno di pescatori e peccatori che conoscano la delusione di una notte infruttuosa, la rassegnazione di una vita sbiadita e trascinata.

Per lasciarsi riempire, per lasciarsi condurre, per prendere il largo.

E diventare pescatori di uomini, cioè di umanità.

Questo ci serve: pescare umanità là dove viviamo, là dove siamo, tirare fuori l’umano che in questo momento sembra languire. Il futuro della Chiesa passerà attraverso una profonda umanizzazione.r farci un Vangelo a nostra immagine e somiglianza ma per annunciare la liberazione, anche da un’idea di Dio soffocante e mortificante. Come ha saputo fare Gesù.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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