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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 Novembre 2023

È magnifico il ricostruendo tempio di Gerusalemme: iniziato da Erode il grande, da cinquant’anni migliaia di operai lavorano alacremente e per altri trent’anni continueranno a farlo. La ricostruzione del tempio ha risvegliato la fede del popolo: sono ripresi i sacrifici, è rinata la classe sacerdotale, i pellegrini giungono tre volte all’anno da tutta Israele per pregare.

https://youtu.be/ciUG9VQHnfo

Uno spettacolo di bellezza, di armonia, di forza. Strutture austere e solide costruite per sfidare i secoli, per restituire gloria al piccolo popolo di Israele. Ma Gesù non si ferma alla bellezza del tempio ma alla stupidità e all’arroganza di chi pensa di potersi proteggere fra quelle mura. Facile profezia quella che immagina una stizzita reazione dell’Impero ai sogni di indipendenza e che porterà, da lì a pochi decenni, alla distruzione del tempio e della città.

Inutile affidarsi alle nostre opere, inutile caricare i templi, i palazzi, i castelli, di poteri che non hanno. Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori (Sal 126). Siamo in attesa del ritorno glorioso del Signore Gesù nella pienezza dei tempi, sarà lui a ricapitolare in sé tutte e cose, quelle della terra e quelle dei cieli. Verrà per stabilire la giustizia e il Regno.

Lo crediamo, lo aspettiamo. E in questo tempo di mezzo, fra la sua venuta nella storia e il suo ritorno nella gloria, ha affidato a noi la costruzione della Chiesa, profezia di un mondo infine riconciliato e stabile. Non poniamo fiducia nei templi, nelle grandi costruzioni che hanno segnato la storia del cristianesimo, ma nemmeno nelle strutture e nelle organizzazioni che ci paiono stabili e definitive.

Non facciamo i catastrofisti e non diamo retta ai veggenti che parlano di fine imminente: è Gesù che lo dice! Verrà quando meno ce lo aspettiamo, di notte: beati noi se ci troverà ancora svegli ad attenderlo. Beati noi se avremo custodito la fede, se ancora la piccola fiamma non si sarà spenta. Vegliamo, dunque.

FONTE: Amen – La Parola che salvaIl blog di Paolo

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