Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 24 Aprile 2026

- Pubblicità -

Vangelo del giorno di Gv 6,52-59

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

- Pubblicità -

Parola del Signore.

Non soltanto ci nutriamo delle idee del Signore e Maestro, delle sue parole ma, addirittura, di lui, del suo corpo.

È una riflessione delicata e ardita, che ha messo in crisi l’uditorio e i discepoli. Gesù chiede di cibarci di lui, di mangiare la sua carne.

Con il termine carne, in Israele, si intende la pienezza della persona, compresa la fragilità. Non si tratta più solo di cibarsi della Parola, della dottrina del Maestro, ma di assumerlo nella sua totalità.

Il sangue indica il principio vitale degli esseri, ciò che li tiene in vita (infatti gli ebrei ancora oggi mangiano solo carne di animali morti per dissanguamento). Gesù chiede di assumere la sua essenza, il rapporto col Padre.

Mangiare di lui significa diventare come lui, “cristificarsi”, assumere la prospettiva del Maestro.

Gesù parte dal pane distribuito per parlare di un altro pane che lui darà e che è sua carne da mangiare per dimorare in lui.

Come non pensare all’ultima cena? Come non sentire riecheggiare in queste parole il “fate questo in memoria di me” pronunciato dal Maestro prima di essere ucciso?

- Pubblicità -

Ogni domenica ci raduniamo per ripetere la cena, un gesto di caldo affetto e di obbedienza al Maestro, ogni domenica ci nutriamo del pane della Parola e del pane Eucaristico, custodiamo questo pane nelle nostre Chiese per i nostri malati, per segnalare una Presenza nel caos anonimo delle nostre città.

Siamo qui per questo, per questo ci raduniamo, perché affamati, perché abbiamo urgente bisogno di saziare il cuore, di illuminare il cammino, di credere, finalmente, senza ambiguità, senza ritrosia. Credere con tutto il cuore e con tutta l’anima.

Gesù svela un mistero: non solo cibarsi di lui ci nutre il cuore, non solo ci dona la vita eterna, ma cibarsene con consapevolezza ci porta a vivere per lui.

Lo vedo nella mia vita: più frequento il Vangelo e il Maestro Gesù e più ne resto affascinato, più ne sono innamorato, più imparo a conoscere me e gli altri.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO DEL GIORNO

Ascolta anche su Spotify

Altri Articoli
Related

don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 24 Aprile 2026

La mia carne è vero cibo e il mio...

p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di giovedì 23 aprile 2026

OGNARE I SUOI SOGNI Commento a Gv 6,44-51 Io sono il...

Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 23 aprile 2026

C’è una parola di Gesù che oggi spiazza e...

don Antonello Iapicca – Vangelo del giorno – 23 aprile 2026

ATTIRATI DA UN PIACERE PIU' GRANDE Nella nostra vita, ieri...