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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 23 giugno 2026

Vangelo del giorno di Mt 7,6.12-14

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

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Parola del Signore.

È stretta la porta. Non esclusiva, non escludente. Ma perché uno solo è la porta: Cristo. Lui solo ci conduce a Dio.

Nelle città fortificate c’era sempre la porta principale, sprangata durante la notte e sorvegliata. E una più piccola, nascosta, conosciuta solo ai cittadini, per le sortite notturne.

La strada stretta del vangelo non ha a che fare col sacrificio o la penitenza, ma con la diversità. Tutti seguono il flusso, senza porsi problemi, lasciando ad altri la fatica del pensare. Noi no. Pensiamo, prima di agire. E preghiamo. E amiamo. E il vangelo, sempre, resta l’ultimo criterio di giudizio, anche se non l’unico.

Ci vuole tutta la vita per diventare cristiani, tutta la vita per diventare uomini, tutta la vita per liberarci dai troppi condizionamenti che ci impediscono di cogliere l’assoluto di Dio in noi.

Attenti, allora, al rischio dell’abitudine, al modo più triste di essere cristiani, che è quello di credere di credere, di confondere la propria sensibilità, il proprio stile di preghiera, la propria esperienza in un gruppo con l’unico modo di essere cristiani. Attenti a non gettare la perla preziosa dell’appartenenza a Dio, della vita nuova in Cristo, fra le zampe lorde di chi non capisce, giudica, condanna, denigra, svilisce.

Aprendoci, invece, a chi non ci aspettiamo riconoscere e valorizzare il tesoro del vangelo. Avremo delle sorprese, ammonisce il Signore. Persone che giudichiamo lontane da Dio, persone che in cuor nostro devotamente giudichiamo come peccatori e lontani da Dio, li vedremo a mensa col Signore, vedremo i pagani, gli atei diremmo oggi, come profetizza Isaia, officiare nel tempio di Gerusalemme come sacerdoti.

Perché l’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore. Animo, amici, Dio ci vuole bene e ci prende sul serio, ci scuote se necessario, ci invita, ora e sempre a diventare veramente discepoli secondo il suo cuore. Proprio perché ci ama ci corregge, invitandoci a superare la tentazione del sentirci arrivati.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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