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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 23 Agosto 2025

Vangelo del giorno di Mt 23,1-12

Dicono e non fanno.

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
Parola del Signore.

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Gesù ci propone un criterio molto interessante e importante (e scomodo) per relazionarci con gli altri, soprattutto ai fratelli di fede: non chiedere agli altri di fare cose che noi per primi non facciamo e non siamo disposti a fare, non imporre agli altri fardelli e pesi che noi per primi non portiamo.

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Così è interessante, nelle nostre relazioni con le persone che sono ai margini della Chiesa o che se ne sono sentiti allontanati, il fatto che possiamo veramente chiedere agli altri di fare quello che noi facciamo, di fare un chilometro se lo facciamo anche noi con loro, di rinunciare a certi atteggiamenti se noi per primi lo abbiamo fatto.

Gesù ci richiama a non diventare dei maestri, dei saputelli, dei professorini, che dall’alto della propria coerenza indicano agli altri (con arroganza e disprezzo) quello che devono fare, ma, come ricorda Gesù, uno solo è il nostro Padre e noi siamo tutti fratelli, cioè tutti cercatori di Dio, tutti mendicanti, tutti sulla stessa strada.

In questo modo, certo, è diverso avere accanto una persona che con te fa un pezzo di strada consapevole del proprio limite e che non ti giudica, rispetto invece a qualcuno che dall’alto della sua – non si capisce bene come – vantata superiorità ti giudica e ti guarda dall’alto in basso…

Questo è l’atteggiamento che Gesù ha vissuto nei nostri confronti e che noi, in qualche modo, dobbiamo vivere con i fratelli: la capacità di portare insieme il peso della vita, sapendo bene che Gesù per primo lo ha portato e il suo giogo è soave e il suo peso è leggero.

L’esperienza (triste) che facciamo è che la fede cristiana, almeno dalle nostre parti, col tempo è stata appiattita, omologata, è diventata una sorta di (noiosa) regola morale per diventare bravi ragazzi agli occhi di Dio.

Il cristiano è, invece, anzitutto, colui che ha fatto e fa esperienza dell’amore immenso di Dio in Gesù Cristo, perciò la sua vita si ispira alla vita bella del Vangelo.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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