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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 21 Novembre 2024

Che mistero siamo, che mistero è l’essere umano, che mistero di libertà inebriante ci abita! Dio ci ha creati per amore, perché egli non può che amare, e ci ha lasciati liberi di cercare il suo volto, ci ha lasciati liberi nella (bella) caccia al tesoro che è la vita.

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E quando ha visto che ci stavamo perdendo, nonostante tutti gli indizi, ci ha inviato il suo Figlio Gesù a svelarci il percorso. Ma niente, fatichiamo, ci perdiamo, ignoriamo le sue parole. Lasciamo che la parte oscura domini la nostra vita, tendiamo alla violenza, alla divisione, lasciamo dilagare la rabbia e l’ingiustizia.

E, di colpo, Gesù si rende conto di quanto sta accadendo e delle conseguenze del rifiuto all’accoglienza del suo messaggio. E scoppia a piangere. Piange perché la sua Parola è manipolata, stravolta, ignorata, gli si ritorce contro. La sua predicazione mette in discussione troppi poteri acquisiti, troppe presunte certezze, troppi soldi.

Il tempio è in fase di ricostruzione, sarà finito fra una trentina d’anni, segno trionfale della riconquistata importanza della città. Il culto è ripreso, dando identità a un popolo che da troppo tempo passa da un’invasione all’altra, smarrendo la dignità e l’orgoglio di essere la nazione santa scelta da Dio per proclamare ai popoli le sue opere.

Che vuole questo Nazareno? È uno dei tanti fanatici che rischiano di innervosire i romani, che da qualche tempo stanno smilitarizzando la rissosa provincia orientale. Che dice, di cosa parla? Contesta i sadducei, contesta il tempio, contesta addirittura i devoti del tempo. È pericoloso, poco importa se egli è davvero ciò che dice di essere. Va contenuto, ignorato, eliminato.

L’orgoglio, in parte giustificato, della ricostruzione del tempio sta annebbiando la vista dei devoti, sarà proprio il tempio ad essere raso al suolo. Ci impressiona il dolore di Dio, perché chi ama mette in conto anche il rifiuto. Siamo liberi, sempre, la nostra vita è una continua scelta di campo.

FONTE: Amen – La Parola che salvaIl blog di Paolo

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