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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 18 giugno 2026

Vangelo del giorno di Mt 6,7-15

Voi dunque pregate così.
Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

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Parola del Signore.

Gesù ci svela il volto del Padre: è a lui che rivolgiamo la preghiera. Non a un despota capriccioso, non a un potente da convincere (Lc 11,1-13).

Siamo diventati figli, famigliari di Dio, ci ha detto san Paolo (Ef 2,19), Dio ci tratta come tratta il suo figlio beneamato. Un buon padre sa di cosa ha bisogno il proprio figlio, non lo lascia penare, non lo abbandona, non lo ignora.

Molte delle nostre preghiere restano inascoltate perché sbagliano indirizzo del destinatario: non si rivolgono a un padre ma a un patrigno o a un antipatico tutore a cui chiedere qualcosa che, pensiamo, in realtà ci è dovuto. Gesù è perentorio, determinato nell’affermare che ciò che chiediamo ci sarà donato.

Vi confido una cosa che ho scoperto nella mia piccola vita: spesso ho chiesto e non mi è stato dato. Allora, in quei momenti, mi sono scoraggiato. Oggi, a distanza di anni, so di avere ottenuto tutto ciò di cui avevo veramente bisogno e che, spesso, non era ciò che chiedevo.

Pregare con Gesù, pregare il Padre e Dio di Gesù, significa anzitutto credere che gli stiamo a cuore, che esiste una logica nel suo agire, nel pieno rispetto della nostra libertà, che Dio si occupa dei passeri (Mt 10,29) che, pure, si vendono per un soldo. E che si occupa di me.

Vale la pena di insistere, come quel tale che va a chiedere dei pani al vicino nel cuore della notte (Lc 11,5-8). Quando preghiamo ci rivolgiamo ad un amico. E lo facciamo per chiedergli qualcosa per sfamare gli ospiti della nostra vita, non per vincere gli Europei di calcio.

Noi chiediamo al Padre ed egli invia lo Spirito (Lc 11,13). A dire il vero preferiremmo esaudisse le nostre richieste e si tenesse pure lo Spirito… Non è cosi! Perché alla luce dello Spirito possiamo vedere, nella nostra vita, in che modo Dio ascolta le nostre richieste. Quasi mai come vorremmo che facesse. La preghiera è un colloquio intimo, uno scambio di opinioni, una reciproca intesa.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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