Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 maggio 2026

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Vangelo del giorno di Gv 16,23b-28

Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

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Parola del Signore.

Perché la vostra gioia sia piena. Esiste una gioia piena, quindi. Diversa – nell’intensità? Nella forma? Nell’origine? – da quella che sperimentiamo abitualmente. La gioia di vivere, dell’amicizia, di una relazione intensa e significative, di un luogo splendido, di un cibo delizioso consumato in buona compagnia… Tutte gioie belle, dono di Dio, gioie legittime e importanti nella vita.

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Troppo spesso noi cristiani abbiamo guardato con sospetto alle gioie e ai piaceri della vita, come se, in loro stessi, fossero ingannevoli. Ma no! Siamo discepoli di colui che è stato accusato di essere un mangione e un beone! E Dio ci chiederà conto di tutte le gioie che non avremo vissute!

Eppure la gioia stessa porta in sé un desiderio non colmato, una promessa non ancora mantenuta, non trovate? Anche quando vivo la più grande gioia che io abbia mai vissuto, nel mio cuore resta un angolo inevaso, uno spazio che ancora posso riempire. Una eccedenza come si dice in teologhese.

Sperimentiamo, eccome se lo sperimentiamo!, una assurda contraddizione: portiamo nel nostro cuore molto più desiderio di quanto mai riusciremo a vivere. Il Signore ci indica come ottenere quella gioia in pienezza: chiedendola al Padre.

Perché ora il Padre ci è svelato, lo conosciamo, sappiamo chi è, sappiamo com’è e cosa fa. Perché attraverso Gesù lo conosciamo, di gloria in gloria, di mistero in mistero, condotti alla pienezza della verità. E la gioia deriva dal fatto di scoprirsi amati: il Padre stesso, infatti, vi ama.

Sì, il cristianesimo è la consapevolezza di essere amati a prescindere, perché Dio non può che amare, come scriveva sant’Isacco di Ninive. La gioia, insomma, ha a che fare con l’amore, e questo lo abbiamo intuito, anche chi non crede lo sperimenta. Ma la pienezza della gioia la troviamo solo se attingiamo alla sorgente, solo se arriviamo al Padre che Gesù ci ha consegnato.

Preghiamo, oggi, e chiediamo la pienezza dello sperimentarci amati. Scegliendo di amare.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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