Spesso i discepoli nel Vangelo – e noi con loro nella vita quotidiana – facciamo brutta figura. Siamo disubbidienti, testardi, sordi, chiaramente non all’altezza. Finalmente qui no. Hai detto alle donne di riferire ai discepoli che Ti vedranno in Galilea e loro là vanno, senza fare storie. Conoscono l’indirizzo: “il” monte che hai predisposto.
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Il fatto che ora il discepolato funzioni non ha solo motivi descrittivi. Ci dice che nasce quando parte dalla Pasqua, quando si fonda in Te. Ti vedono e la loro reazione accomuna due degli atteggiamenti che tornano continuamente nei racconti post pasquali: l’adorazione ed il dubbio.
A partire dagli stati d’animo, dalle diverse sensibilità, solitamente apprezziamo maggiormente uno solo dei due. Forse però sono buoni e necessari entrambi – e nascondono pericoli se separati -. L’adorazione è espressa con un termine che di per sé richiama il bacio che trasmette amore e si manda alle persone veramente importanti, quindi in modo proprio solo alla divinità.
Spesso nel Vangelo accompagna il gesto di gettarsi a terra tipico della cultura orientale. Chiaramente è qualcosa di meraviglioso che esprime una verità del nostro rapporto con Dio: la nostra piccolezza vissuta in una dimensione di amore. Allo stesso tempo tante volte sia nel Primo Testamento che nel Vangelo si capisce – e risulta anche nel brano di oggi – che la volontà del Padre e Tua è che stiamo in piedi, che camminiamo con Te con e verso i fratelli.
Nel fatto che gli “undici” – l’avete notato? In una parola sono condensati dolore e fallimento – allo stesso tempo dubitino ci può sembrare in un primo tempo un difetto, una mancanza. Come, l’avete lì davanti… e dubitate? Il dubbio in realtà sottolinea che siamo ancora nella dimensione della fede, non in quella della visione. Il contemplativo non ha dubbi, è già unito con Te nel Paradiso. La contemplazione però dura un istante.
La quotidianità della fede prevede invece la necessità del dubbio – altrimenti che merito si avrebbe, se di merito si può parlare? -. L’innamorato che è sicuro del proprio amore e di quello dell’amata non rischia di cadere nell’ovvietà e di incorrere in spiacevoli sorprese? Adorazione e dubbio sono compagne di viaggio, camminano a braccetto sulla via della fede.
Tu Ti fai vicino – è uno di quei verbi apparentemente “inutili”, che leggiamo mille volte senza notare che mai nel Vangelo è riferito a Te prima della resurrezione, se non nel racconto della Trasfigurazione. Siamo sempre noi umanità a cercarTi fino al giorno dell’Ascensione, poi si entra nel tempo in cui sei Tu a farlo.
A questo punto chiarisci che quel potere che si è già rivelato in Te ora è pieno, totale. Non è quello dei potenti di questo mondo: è l’autorevolezza che Ti viene dal fatto che ciò che dici si realizza, in particolare quando la Tua Parola scaccia il male. Poi lasci un mandato che ha il sapore della conseguenza.
Non ci meraviglia perché siamo assuefatti alle Tue parole, ma dovrebbe: “andate… fare discepoli tutti i popoli… battezzateli… insegnate ciò che vi ho comandato”. Dentro il Tuo mandato c’è molto di più di quanto potremo commentare in queste poche righe. Tu dando per scontato che siamo in moto – come si diceva precedentemente -, che non sostiamo in un’adorazione auto compiaciuta, ci dici di fare discepoli tutti i popoli.
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Discepoli Tuoi, non nostri. Seguiranno Te, che parli ad ogni lingua e ad ogni cuore. Non devono diventare le nostre fotocopie. Saranno immersi nell’amore del Padre, del Tuo e di quello dello Spirito. Che è ciò che significa “battezzati”.
Non sottovalutiamo il riferimento sacramentale di questa parola, a patto di non prendere scorciatoie e limitare la nostra lettura. L’ultima raccomandazione è quella di “insegnare” tutto ciò che ci hai comandato. In realtà Tu comandi pochissimo dal punto di vista delle parole, tantissimo da quello della vita.
Perché comprende tutto ciò in cui è necessario portare quell’amore di cui Tu sei fonte, energia e verità. Il Vangelo termina con una rassicurazione – dolce per tutti noi che la prendiamo sul serio – nei momenti in cui siamo impegnati nel realizzare questa Tua parola pur sperimentando i nostri fallimenti: Tu sei con noi. Come recita la promessa matrimoniale, non lo sei per un generico “sempre”. Ma “ogni santo giorno”, in una verificabile concretezza da rinnovare quotidianamente.
don Claudio Bolognesi
