Vangelo di Matteo – Mt 11,20-24
Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodòma sarà trattata meno duramente di te!».
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Parola del Signore.
Cafarnao, Corazim e Betsaida, città giudaiche, abitate da pii israeliti, riceveranno una sorte più dura delle pagane Tiro e Sidone. Così come Cafarnao, la città adottiva di Gesù, sarà addirittura peggio trattata della pagana Sodoma, diventata l’emblema di ogni ignominia, per avere abusato del viandante ospite.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 15 Luglio 2025” su Spreaker.Ma cosa è successo a Gesù? Si è svegliato di malumore? Mettono imbarazzo parole tanto aggressive sulle sue labbra! È un ritorno alla visione ombrosa di un Dio pronto alla vendetta e a far piovere il fuoco dal cielo?
No, prendiamo le cose come devono essere prese. Con questa violenta accusa il Signore richiama tutti noi a prendere molto sul serio il vangelo, senza adagiarci sulle certezze che abbiamo acquisito, senza credere che la fede tradizionale che abbiamo ricevuto sia sufficiente alla salvezza.
La colpa delle città giudaiche citate da Gesù è quella di essersi sedute sulla propria salvezza, dando tutto per scontato, evitando di convertirsi, pigramente convinte di essere decisamente meglio delle città pagane.
Non è forse un rischio che anche noi corriamo? Il cristianesimo cui siamo abituati può diventare un anestetico, può farci credere che basti seguire qualche blanda regola per sentirci a posto nei confronti di Dio, può farci entrare nella logica dei bravi ragazzi che, insomma, rispetto agli altri non sono poi così male!
Ma così non è: la fede non è una buona abitudine da osservare, ma un fuoco che divampa nei nostri cuori, che converte le nostre vite, che ci appassiona e ci accalora.
E i pagani, distanti da Dio, spesso sono scossi dalla predicazione, interrogati, coinvolti, e si mettono alla ricerca, accettano di mettersi in discussione.
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Quanto è difficile parlare di Gesù a noi cristiani: sappiamo già tutto! Quanto è impegnativo prendere sul serio la Parola, soprattutto per chi, preti e religiosi/e in primis, sono diventati professionisti del sacro!
Il vangelo di oggi ci invita a restare in guardia, a tenere sempre alta l’attenzione: il rischio è quello di perdere Cristo.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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