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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 13 Febbraio 2025

Dopo la bruciante delusione del comportamento degli apostoli davanti alla folla affamata, Gesù, dopo una tormentata notte passata a pregare mentre i suoi faticavano in mezzo alla tempesta, ha deciso di portarli con sé in un lungo viaggio in territorio pagano, fino in Siria e in Libano, affinché imparino la compassione.

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E durante questo viaggio incontra una donna siro-fenicia, cioè originaria del popolo nemico di Israele, che lo supplica, sbraitando, per avere la guarigione della figlia. È un approccio superstizioso ad un santone, il suo, non è una discepola, non le interessa veramente chi sia Gesù e cosa faccia, ci fa intendere l’evangelista.

Il suo è un grido di dolore sguaiato che imita quanto ha visto fare da altri: sa che i guaritori vanno blanditi, tallonati, smossi per strappar loro un qualche intervento. Non sa, davvero, con chi ha a che fare. Si comporta come a volte facciamo noi per chiedere una grazia a questo Dio distratto che, potendolo fare, non ci guarisce, non ci salva come vorremmo.

Allora diventiamo improvvisamente devoti e ci sfiniamo di preghiere per sfinire Dio. Ma Gesù freddamente la respinge, vuole prima occuparsi dei figli perduti della casa di Israele e l’immagine fortissima e anche offensiva parla di un pane dei figli che non può essere dato ai cani.

Così anche noi: pretendiamo attenzione dopo non esserci mai rivolti al Signore, senza mai avere seguito, seriamente!, il cammino del discepolo. Gesù è molto duro, respingente, irritante con lei, sembra assecondare e condividere la visione razzista di una parte del popolo di Israele nei confronti degli altri popoli.

Voi come avreste reagito? Io me ne sarei andato offeso! La donna pagana, invece, rientra in sé stessa e ammette: sì, è vero, lei non è un figlio, non è una discepola, è solo una madre disperata, ma qualche briciola può cadere dalla tavola e saziare il suo cuore.

Gesù resta ammirato di questa fede, cambia opinione su di lei e acconsente alla guarigione della ragazza. Anche noi oggi proviamo a stupire Gesù con la nostra piccola fede.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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