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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 1 Febbraio 2025

Sì, passiamo all’altra riva, cerchiamo di assecondare il grande sogno di Dio: smettiamola di restare impantanati nella sabbia delle nostre spiagge interiori, prendiamo Gesù così com’è, sulla barca della nostra vita, non chiediamogli di cambiare o di assecondare quello che vorremmo lui fosse.

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Non facciamo come molti, che di lui prendono solo ciò che li aggrada, che si ritagliano un Dio su misura, che cestinano, del Vangelo, le pagine che li mettono in crisi. Prendiamolo così com’è: scomodo, inquietante, destabilizzante.

E quando c’è la tempesta, non abbiamo paura di riconoscere che abbiamo paura e che la nostra più grande paura è quella di non importare a nessuno, che a nessuno importi il fatto di essere perduti, di non essere presenti nel cuore di alcuno.

Perché questo è il demone che divora la nostra vita: la paura di scomparire, di non contare agli occhi di nessuno, di essere un minuscolo granello di sabbia nell’universo, destinati a scomparire nel nulla.

Esiste davvero un Dio che si interessa a noi? Ne dubitiamo quando la tempesta squassa la nostra vita e le nostre certezze… Ne dubitiamo perché pensiamo che Dio, se c’è, spesso dorme, non si interessa a noi, scompare dietro la sua immensità.

Non è così: al Maestro importa la nostra salvezza, al Signore stiamo a cuore, siamo preziosi ai suoi occhi e, se lo vogliamo, ci conduce a conoscere il Padre.

Dorme nel suo giaciglio perché si fida di noi, è talmente certo che ce la possiamo fare che si concede un po’ di riposo. Sa che possiamo sfidare ogni tempesta, sa che sappiamo padroneggiare la barca della nostra vita.

E placa ogni turbamento interiore, fa tacere ogni vento di tempesta e ci chiede di non avere paura e di avere fede. Fede, cioè fiducia: ci chiede di fidarci di lui, di credere in lui che crede in noi, che crede in me.

Colui al quale il vento e il mare obbediscono è il vero volto di Dio che si è rivelato, che sale con noi sulla barca della nostra vita, che dona pace interiore, facendoci scoprire amati, rendendoci capaci di amare.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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