p. Fernando Armellini – Commento al Vangelo del 4 Dicembre 2022

817

Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 4 Dicembreย 2022.
Se sei interessato a tutti i sui commenti al Vangelo, puoi leggerli qui.

Link al Video

Fiorirร  come palma

Israele era un albero che il Signore aveva fatto germogliare e aveva coltivato. Poi erano venuti i nemici che, armati di scure da tagliaboschi, avevano vibrato colpi impietosi e lo avevano ridotto a un tronco spoglio e desolato (Sal 74,5-6).

รˆ la nostra storia. In balia delle forze del male che ci soggiogano, ci tolgono la luce e il respiro, diventiamo rami secchi, incapaci di dare frutti.

Ma guai perdere la speranza!

โ€œNei giorni futuri โ€“ assicurano i profeti โ€“ Israele metterร  radici, fiorirร  e germoglierร , riempirร  il mondo di fruttiโ€ (Is 27,6). โ€œIo sarรฒ come rugiada per Israele โ€“ dice il Signore โ€“ esso fiorirร  come un giglio, metterร  radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrร  la bellezza dellโ€™ulivo e la fragranza del Libanoโ€ (Os 14,4-5).

Nulla รจ impossibile a Colui che ha fatto fiorire perfino il bastone secco di Aronne (Es 17,23).

Secondo le promesse del Signore, dalla radice di Iesse รจ spuntato un albero vigoroso โ€“ Cristo โ€“ nel quale tutti verranno innestati. Da lui uscirร  la linfa che manterrร  rigoglioso e farร  produrre frutti abbondanti ad ogni albero piantato nel giardino di Dio.

Non esistono situazioni disperate per chi crede nellโ€™amore del Signore.

Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โ€œTemiamo la scure dei nemici, non quella di Dio che elimina le piante maligne dal nostro giardinoโ€.

Prima lettura (Is 11,1-10)

Come giร  accaduto domenica scorsa, Isaia ci introduce in una realtร  idilliaca di pace, di fratellanza, di amore universale. Con unโ€™immagine presa dal regno animale,ย nella seconda parte della letturaย (vv. 6-9) descrive un mondo da cui sono stati eliminati le inimicizie, gli odi, le ostilitร ; un mondo in cui le belve sono divenute mansuete e domestiche: il lupo dimora con lโ€™agnello, la pantera col capretto, il leone e il vitello pascolano insieme e sono tanto docili da lasciarsi condurre da un bambino.

Lโ€™armonia non รจ ricostituita solo a livello animale, ma anche fra Dio e lโ€™uomo e fra gli uomini tra loro: non cโ€™รจ piรน alcuno che commetta malvagitร , il povero e il debole non subiscono ingiustizie e soprusi, tutti sono mossi da sentimenti di amore โ€œperchรฉ la saggezza del Signore riempirร  il paese come le acque riempiono il mareโ€ (v. 9).

Lโ€™oracolo รจ ancora piรน sorprendente se si tiene presente che รจ stato pronunciato in un momento drammatico della storia dโ€™Israele, quando la dinastia di Davide, nella quale erano state riposte tante speranze, non era piรน forte e rigogliosa come un cedro del Libano, ma era ridotta a un tronco reciso e senza vita.

Con questo annuncio, il profeta intendeva risvegliare nel suo popolo la fiducia e la speranza. Fedele alle sue promesse, Dio avrebbe dato inizio a unโ€™era di pace, simile a quella che esisteva nel paradiso terrestre prima del peccato.

A questo punto sorge spontanea la domanda: quando si realizzerร  questa profezia? La risposta viene dataย nella prima parte della letturaย (vv. l-5).

Con unโ€™immagine presa dal regno vegetale il profeta annuncia il destino della dinastia di Davide. Era germogliata da una radice insignificante, da un ceppo che nessuno riteneva degno di considerazione: da Iesse, un umile pastore di Betlemme.

Benedetto da Dio, questโ€™albero aveva preso vigore e si era sviluppato, โ€œla sua ombra copriva le montagne e i suoi rami i piรน alti cedriโ€ โ€“ dice il salmista con unโ€™immagine piena di freschezza (Sal 80,11). Poi era giunta la rovina, il tronco era stato spezzato, bruciato, ridotto a un tizzone fumigante. Era la fine di tutto? Disgustato dalle infedeltร  di questa famiglia, Dio aveva forse revocato la promessa fatta per bocca di Natan (2 Sam 7)?

Il profeta risponde: no! Dal ceppo riarso della famiglia di Iesse, spunterร  prodigiosamente un nuovo germoglio per mezzo del quale tutte le promesse di Dio si compiranno.

Le doti di questoย virgulto della radice di Iesseย saranno straordinarie.

Sarร ย colmo dello spirito del Signore: possiederร  in pienezza quella forza divina che aleggiava sulle acque allโ€™aurora del mondo (Gn 1,2), che ha animato gli eroi come Sansone, che ha ispirato i profeti cominciando da Mosรจ (Nm 11).

Per quattro volte viene richiamato questo โ€œspiritoโ€ e il numero quattro indica lโ€™universalitร . รˆ come se questo โ€œvento impetuosoโ€, proveniente dai quattro punti cardinali, confluisse, con tutta la sua energia, su questo โ€œfiglio di Iesseโ€.

Sono sei i doni offerti dallo โ€œspirito del Signoreโ€ e il profeta li elenca in tre coppie:

โ€“ย la sapienza e lโ€™intelligenza:ย sono le doti che hanno caratterizzato Salomone, il re saggio โ€œcome non ci fu alcuno prima di lui nรฉ sorgerร  in seguitoโ€ (1 Re 3,12);

โ€“ย il consiglio e la fortezza:ย indicano la capacitร  di governare con prudenza e il valore militare, qualitร  di cui era colmo Davide;

โ€“ย la conoscenza e il timore del Signore:ย si riferiscono alla docilitร  e allโ€™obbedienza a Dio, virtรน di cui sono stati modelli i patriarchi.

Possedendo in pienezza lo spirito del Signore, lโ€™atteso discendente di Davide sarร  un re che porterร  a compimento la missione affidatagli da Dio: instaurerร  la giustizia, prenderร  le difese dei deboli e degli oppressi, con la forza della sua parola ridurrร  allโ€™impotenza i violenti e farร  scomparire gli empi. La giustizia e la fedeltร  lo accompagneranno ovunque, saranno come gli ornamenti del suo vestito.

Chi รจ questo re di cui parla Isaia? Nessun discendente di Davide ha mai posseduto tutte queste qualitร  nรฉ ha realizzato questi sogni. La promessa si รจ compiuta in Gesรน che รจ spuntato come un germoglio dalla famiglia di Davide.

Anche dopo la nascita di Cristo โ€“ lo constatiamo ogni giorno โ€“ i forti continuano a opprimere i deboli, i diritti umani vengono ignorati e calpestati, le discordie, gli odi e le violenze sono ancora presenti. Tuttavia, il germoglio della famiglia di Davide รจ apparso, sta sviluppandosi, รจ giร  divenuto un popolo โ€“ la chiesa โ€“ incaricata di rendere presente nel mondo la societร  nuova annunciata da Isaia.

Seconda Lettura (Rm 15,4-9)

Paolo era preoccupato delle tensioni che esistevano allโ€™interno della comunitร  di Roma fra due gruppi di cristiani. Il gruppo meno numeroso era costituito da coloro che lโ€™Apostolo chiamaย deboli, gente legata alle tradizioni religiose degli antichi. Conducevano una vita austera, si privavano dei piaceri anche leciti, osservavano numerose prescrizioni quali la circoncisione e lโ€™astinenza da cibi impuri. Lโ€™altro gruppo, detto deiย forti,ย sosteneva che le osservanze imposte dallโ€™antica legge avevano perso il loro valore; bastava credere in Cristo.

I deboliย giudicavanoย i forti e li consideravano faciloni, superficiali. A loro volta questiย disprezzavanoย i deboli, li trattavano da ottusi mentali, retrogradi e nostalgici.

Paolo โ€“ che si colloca fra iย fortiย โ€“ raccomanda a tutti la caritร  e il rispetto reciproco. Come argomento decisivo cita lโ€™esempio di Cristo: Gesรน non ha mai avuto in vista il proprio interesse egoistico, ma ha dimenticato se stesso e si รจ messo totalmente a servizio degli altri.

I suoi discepoli non possono essere diversi da lui; non possono cercare il proprio tornaconto, ma devono pensare solo al bene del fratello, disposti anche a porre dei limiti alla propria libertร , se questo รจ richiesto dallโ€™amore verso gli altri.

Vangelo (Mt 3,1-12)

Al tempo di Gesรน si riteneva che Elia non fosse morto, ma fosse stato rapito in cielo per ricomparire un giorno. Infatti il profeta Malachia aveva predetto: โ€œEcco, io manderรฒ un mio messaggero a preparare la via davanti a meโ€ฆ Io invierรฒ il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signoreโ€ (Ml 3,1.23).

Quando, dopo la Pasqua, i primi cristiani si resero conto che โ€œil giorno del Signoreโ€ era quello in cui Gesรน aveva portato la salvezza, compresero anche chi era lโ€™Elia di cui aveva parlato il profeta: era il Battista, incaricato da Dio di preparare il popolo alla venuta del messia. Si ricordarono anche di ciรฒ che di lui aveva detto il Maestro: โ€œChe cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? Un uomo avvolto in morbide vesti? Un profeta? Sรฌ, vi dico, e piรน che un profeta. Egli รจ colui del quale sta scritto: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, egli preparerร  la via davanti a teโ€ (Lc 7,25-27). โ€œLa Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli รจ quellโ€™Elia che deve venireโ€ (Mt 11,13-14; 17,13).

Chi era Giovanni? Un personaggio piuttosto enigmatico. Giuseppe Flavio โ€“ il famoso storico del tempo โ€“ lo presenta cosรฌ: โ€œEra un uomo buono che esortava gli ebrei a vivere una vita retta, trattandosi con giustizia reciprocamente e sottomettendosi con devozione a Dio, e facendosi battezzare. In veritร , Giovanni era dellโ€™idea che nemmeno questo lavacro fosse accettabile come perdono per i peccati, ma era convinto che si risolveva soltanto in una purificazione del corpo, se lโ€™anima non era stata purificata in precedenza grazie ad una condotta rettaโ€ (Antichitร  Giudaicheย 18.5.2 ยงยง 116-119).

Nel vangelo di oggi Matteo lo descrive come un uomo austero (v. 4). Il suo cibo era quello semplice degli abitanti del deserto, il suo vestito era rozzo: la cintura ai fianchi che contraddistingueva Elia (2 Re 1,8) e il mantello di pelo โ€“ la divisa dei profeti (Zac 13,4).

Tutta la persona del Battista era denuncia e condanna della societร  opulenta che โ€“ allora come oggi โ€“ puntava sullโ€™effimero, sul frivolo, sui falsi valori del lusso e dellโ€™ostentazione.

Il suo messaggio รจ riassunto dallโ€™evangelista in una semplice frase: โ€œConvertitevi, perchรฉ il regno dei cieli รจ vicino!โ€ (v. 2).

La speranza in un futuro migliore era uno dei temi centrali del messaggio dei profeti. A differenza degli altri popoli che ponevano la loro etร  dellโ€™oro nel passato, Israele collocava il โ€œregno di Dioโ€ nel futuro. Attendeva un mondo dove il Signore avrebbe fatto trionfare lโ€™armonia e abbondare la pace, un mondo dove i rapporti interpersonali sarebbero stati improntati allโ€™amore, alla riconciliazione con la natura, con gli uomini, con Dio.

I predicatori apocalittici avevano descritto la storia dellโ€™umanitร  come un susseguirsi di regni di bestie. โ€œBestie emerse dal mareโ€ erano stati i grandi imperi di Babilonia, Media, Persia, Grecia (Dn 7). I tempi erano difficili, ma non ci si doveva perdere dโ€™animo: il mondo antico era ormai alla fine e il mondo nuovo stava per fare irruzione.

I dolori presenti non dovevano essere interpretati come segni di morte, ma come sofferenze di un difficile parto: preludevano alla nascita della nuova era.

Essendo queste le attese del popolo, รจ facile intuire come la predicazione di Giovanni suscitasse enorme entusiasmo. Tutti correvano a farsi battezzare per essere introdotti per primi in questo โ€œregno di Dioโ€.

Il battesimo con lโ€™acqua non era perรฒ sufficiente. Il Giordano non era una piscina da cui si usciva miracolosamente purificati dai peccati. Per disporsi ad entrare nel โ€œregnoโ€ era necessario โ€œconvertirsiโ€, cioรจ invertire il cammino, cambiare rotta, modificare completamente il modo di pensare e di agire. Non bastava correggere qualche comportamento morale, bisognava mettere in atto un nuovo esodo.

โ€œUscivano verso di lui da Gerusalemmeโ€ฆโ€. Ecco il popolo dโ€™Israele, ormai installato nella terra promessa, che abbandona la propria condizione di presunta libertร  e ritorna al Giordano. Si riteneva libero, ma in realtร  continuava ad essere schiavo: delle proprie convinzioni religiose, della propria ostinazione, della falsa immagine di Dio che si era fatta.

โ€œConfessavano i loro peccatiโ€. Prendevano coscienza di vivere ancora in esilio, di essere privi della libertร .

Tutti gli anni, nella seconda domenica di Avvento, la liturgia propone ai cristiani la predicazione del Battista perchรฉ, come egli preparรฒ il popolo dโ€™Israele alla venuta del messia, cosรฌ oggi รจ in grado di insegnare ad accogliere il Signore che viene.

Oggi come allora, il passo piรน difficile da compiere รจ comprendere che รจ necessario โ€œuscireโ€ dalla โ€œterraโ€ in cui ci si รจ installati, โ€œuscireโ€ dalle false sicurezze religiose e teologiche che ci si รจ costruiti e accogliere la novitร  della parola di Dio.

Non tutti hanno risposto con sollecitudine allโ€™invito del Battista, non tutti sono stati disponibili a operare un cambiamento interiore radicale. I farisei e i sadducei, pur incuriositi dalla predicazione di Giovanni, stentavano a lasciarsi coinvolgere, non si fidavano, preferivano mantenere le loro certezze (vv. 7-10). Pensavano di essere giร  a posto con Dio per il fatto di essere figli di Abramo. Questa falsa sicurezza sarร  denunciata in seguito da un famoso detto rabbinico: โ€œCome la vite si appoggia su legni secchi, cosรฌ gli israeliti si appoggiano sui meriti dei loro padriโ€.

Il rimprovero con cui il Battista accoglie farisei e sadducei รจ severo: โ€œRazza di vipere!โ€. Li paragona a serpi che iniettano il loro veleno di morte in chi inavvertitamente si accosta a loro. Poi passa allโ€™invettiva, allโ€™annuncio delle catastrofi che stanno per colpirli: corrono il rischio di venire tagliati come un albero che non porta frutto e di essere bruciati come pula. Su di loro incombe lโ€™ira di Dio.

Siamo di fronte a immagini drammatiche che sembrano smentire il sogno di Isaia della prima lettura.

Il tono รจ minaccioso e non sorprende sulla bocca del Battista; cosรฌ si esprimevano i predicatori di quel tempo ed รจ questo il linguaggio che compare spesso anche nella Bibbia. Il precursore lo impiega per mettere in guardia chi rifiuta lโ€™invito alla conversione: si priva dellโ€™incontro di amore con Cristo che viene per introdurlo nella sua gioia e nella sua pace.

Nel contesto di tutto il vangelo le parole del precursore assumono un significato che va oltre quello immediato. รˆ successo anche a Caifa di pronunciare, senza rendersene conto, una profezia.

Quando parlava dellโ€™ira divina, Giovanni non aveva le idee chiare su come si sarebbe manifestata.

Lโ€™ira di Dio รจ unโ€™immagine che ricorre spesso nellโ€™AT e non va intesa come unโ€™esplosione di livore della persona offesa. รˆ espressione dellโ€™amore di Dio: si scaglia contro il male, non contro chi lo compie; non vuole colpire lโ€™uomo, ma sottrarlo al peccato.

La scure,ย che taglia gli alberi alla radice, ha la stessa funzione attribuita da Gesรน alla forbice che pota la vite e la libera rami inutili che la privano della preziosa linfa e la soffocano (Gv 15,2). Gli alberi divelti e gettati nel fuoco non sono gli uomini, che Dio ama sempre come figli, ma le radici del male che sono presenti in ogni uomo e in ogni struttura e che devono essere fatte a pezzi in modo che non possano piรน gettare germogli (Ml 3,19).

I tagli sono sempre dolorosi, ma quelli operati da Dio sono tagli provvidenziali: creano le condizioni perchรฉ spuntino rami nuovi, capaci di produrre frutti.

Il ventilabro, infine, con cui il Signore attua il suo giudizio รจ immagine viva: descrive il modo con cui lโ€™operato di ogni uomo viene vagliato da Dio.

Nei tribunali umani i giudici prendono in considerazione solo gli errori e pronunciano la sentenza in base al male commesso. Delle opere buone tengono poco conto. Nel giudizio di Dio avviene esattamente il contrario. Egli, con ilย ventilabroย della sua parola, sottopone ogni uomo al soffio impetuoso del suo Spirito che spazza via la pula e lascia sullโ€™aia solo i preziosi chicchi: le opere di amore che, poche o molte, tutti compiono.

AUTORE: p. Fernando Armellini

FONTE: per gentile concessione di Settimana News