Queste piccole riflessioni sono prima di tutto un dono per me stesso. Mi aiutano a prendermi del tempo per mettermi in ascolto della Parola di Dio durante la settimana, prima di ogni domenica. Sono anche un impegno che ha però una parte ludica, divertente.
In particolare lo è il cercare una o più immagini da associare alla riflessione. A volte mi faccio prendere dalla voglia di stupire, quasi sempre vince il criterio di proporre qualcosa che stimoli me e che spero aiuti chi legge queste righe. Anche se non è sempre così facile.
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Un rischio è di proporre immagini “banali” – se pur rimane vero che c’è qualcosa di stimolante in quasi tutto -. Un altro è di finire col proporre sempre le stesse cose. Su certi temi di fede non è così facile trovare, soprattutto nell’arte moderna, opere che mi convincano.
Questa settimana, cercando in un sito che colleziona tantissime immagini, dopo aver scritto nella barra di ricerca “Holy Trinity” – “Santa Trinità” in inglese, è più facile trovare materiale a livello internazionale – ho iniziato a scartare ciò che non volevo usare. Quella di Masaccio, meravigliosa ma già stra sfruttata. L’icona di Rublev, pur straordinaria. Raffigura i tre angeli che visitarono Abramo a Mamre, e la chiesa l’ha sempre accolta come una prefigurazione della Trinità.
Tra le decine di riletture in cui è resa la celebre immagine, questa volta una mi ha colpito particolarmente. All’inizio non vedevo bene, l’ho ingrandita e mi ha strappato un sorriso. Ho deciso di non usarla qui per non far svenire qualcuno di voi o, peggio, essere denunciato alla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ex Sant’Uffizio, come eretico.
L’immagine raffigura i tre personaggi che ben conosciamo, con aureola ed ali. Sono seduti ai tre lati di un tavolino basso. Dietro fanno capolino una casa raffigurata con la prospettiva inversa – tipica delle icone – e l’alberino che richiama la quercia di Mamre sotto cui Abramo riposava.
La cosa che rende questa rilettura dell’icona particolare è che la figura al centro, secondo la lettura trinitaria sarebbe il Figlio, è una ragazza di colore, con tanto di treccine. Il Padre, la figura a sinistra per chi guarda, è una giovane donna occidentale. Lo Spirito Santo corentemente è una ragazza con i lineamenti orientali. Aspettate a stracciarvi le vesti.
Posto che il Figlio si è fatto carne in Gesù Cristo, un uomo, quindi sì, l’icona è “sbagliata”, non è forse vero che papa Giovanni Paolo I disse che il Padre è anche “Madre”? “Spirito” poi traduce il greco “Pneuma” che è un termine greco neutro, usato a sua volta per rendere l’ebraico “Ruah” che è femminile… – Ma dai -.
Poi, se siamo tutti fatti ad immagine di Dio in Cristo, maschi e femmine insieme come racconta il libro della Genesi, siamo sicuri di poterci meravigliare davanti al Figlio dipinto con lineamenti femminili? La riflessione teologica su questi temi è acerba, ma sono argomenti che prima o poi affronteremo.
Per i limiti dettati dalle mie incapacità ho scelto di proporvi invece la miniatura che vedete qui a fianco. Eredita dalla tradizione iconografica classica le tre persone della Trinità raffigurate correttamente con lo stesso volto. Cristo rivela il volto del Padre. Lo Spirito porta nel mondo il Padre e il Figlio. La miniatura ha come ulteriore pregio la presenza di Maria e della Chiesa. Poi ha svariati limiti, così com’è sempre per ogni raffigurazione.
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Riguardo al Vangelo di oggi mi limito a sottolineare il termine “unigenito” che è ripetuto con enfasi due volte. In sé significa “unico generato”. Nel “Credo” a Messa aggiungiamo subito dopo “non creato” – perché? Il termine in sé non significa un evento storico ma una relazione.
Da una parte ci sono i padri e le madri che generano, donano la vita. Dall’altra i figli che sono generati, accolgono e concratizzano questo dono. Se per noi il generare implica che ci sia un momento in cui tutto questo è iniziato – prima non c‘eravamo – poi siamo nati – ora ci siamo – il termine in sè, no.
Cioè “generato” per il Figlio che vive fuori dal tempo significa che Lui è colui in cui si concretizza l’amore del Padre. Questo da sempre. Non che il Padre/Madre ad un certo punto l’ha fatto esistere, ma prima non c’era.
Una seconda piccola affermazione: questo Vangelo ci insegna che il Padre vuole che abbiamo la vita eterna, che siamo salvati. Qualsiasi discorso su Dio che facciamo deve tenere presente questa cosa. Altrimenti non parliamo del Dio-Trinità dei cristiani. Ma di qualcosa che abbiamo inventato noi, a nostra immagine e somiglianza.
don Claudio Bolognesi
