Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 17 settembre 2023.
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Il perdono, festa di Dio e dellโuomo
โNon spezzare il tenue filo dellโamicizia perchรฉ, una volta rotto, anche se poi lo aggiusti, rimane sempre un nodoโ. Frequentavo le elementari quando il maestro mi diede questo consiglio che mi rimase impresso nella memoria e mi torna in mente ogni volta che vengo a conoscenza di contrasti, dissapori, dissidi e mi angoscia il pensiero che basti un errore a porre fine, per sempre, a unโamicizia, a quel rapporto che la Bibbia chiama โbalsamo di vitaโ (Sir 6,16). โCome un uccello che ti sei fatto scappare di mano, cosรฌ hai lasciato andare il tuo amico e non lo riprenderai. Non seguirlo perchรฉ ormai รจ lontanoโ (Sir 27,19-20).
Lโincapacitร di perdonare, la paura di ridare piena fiducia a chi ha sbagliato sono le forze maligne che rendono irrecuperabile il legame dโamore infranto.
Con fatica perdoniamo a noi stessi: ci tormentiamo con rimorsi, non accettiamo lโumiliazione di una debolezza e, come una bomba inesplosa e ancora pericolosamente innescata, ci trasciniamo dietro la nostra colpa. Solo chi ha un rapporto sereno con se stesso รจ in grado di riconoscere il proprio errore e sa che รจ possibile un recupero in positivo dellโesperienza amara del peccato.
Non perdoniamo agli altri. Troppo grandi sono la delusione, il dolore per il tradimento e il timore che possa ripetersi; quasi irrefrenabile รจ lโimpulso di rompere il rapporto e di vendicarci per lโoffesa subita.
Risucchiati in questo vortice di risentimenti e passioni ci lasciamo sfuggire la gioia piรน grande, quella che prova anche Dio, centuplicata, quando riesce a far rifiorire un rapporto dโamore. Anche a chi รจ vecchio egli concede sempre lโopportunitร di ripartire, ridonandogli una perenne giovinezza.
Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โNon prevalgano i nostri risentimenti, ma lโazione del tuo Spiritoโ.
Prima Lettura (Sir 27,30-28,7)
30ย Anche il rancore e lโira sono un abominio,
il peccatore li possiede.
28,1ย Chi si vendica avrร la vendetta dal Signore
ed egli terrร sempre presenti i suoi peccati.
2ย Perdona lโoffesa al tuo prossimo
e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
3ย Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo,
come oserร chiedere la guarigione al Signore?
4ย Egli non ha misericordia per lโuomo suo simile,
e osa pregare per i suoi peccati?
5ย Egli, che รจ soltanto carne, conserva rancore;
chi perdonerร i suoi peccati?
6ย Ricรฒrdati della tua fine e smetti di odiare,
ricรฒrdati della corruzione e della morte
e resta fedele ai comandamenti.
7ย Ricรฒrdati dei comandamenti
e non aver rancore verso il prossimo,
dellโalleanza con lโAltissimo
e non far conto dellโoffesa subรฌta.
Chi si sente vittima di qualche ingiustizia รจ istintivamente portato ad aggredire i responsabili. Da qui hanno origine i regolamenti di conti, lโira, i rancori, gli odi. Ma, dando libero sfogo a queste passioni, si pone rimedio agli abusi o si peggiora il male? Lungo la storia sono state date varie risposte a questo interrogativo.
Nei tempi piรน remoti, il metodo per compensare i torti subiti e per scoraggiare dal commetterne altri era piuttosto sbrigativo: si reagiva con la rappresaglia, si restituiva il maleโฆ con gli interessi. Lโesempio piรน celebre di questa vendetta senza limiti รจ quello di Lamech, il figlio di Caino, il primo poligamo che, davanti alle due mogli, cantava: Io uccido chi mi fa un graffio, ammazzo il bambino che mi pesta un piede! โSette volte si รจ vendicato Caino, ma Lamech settanta volte sette!โ (Gn 4,23-24).
Un passo in avanti, rispetto a questa reazione brutale, รจ costituito dalla famosa legge โOcchio per occhio, dente per dente, ferita per feritaโ (Es 21,24) che โ come abbiamo visto nel commento al vangelo della settima domenica โ non รจ un invito a restituire il male ricevuto, ma a far sรฌ che la punizione sia equa.
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LโAT non si รจ perรฒ fermato a questa giustizia ragionevole, legittima, ma ancora primitiva, si รจ spinto oltre. Nel libro del Levitico si ordina: โTu non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stessoโ (Lv 19,18). ร il punto piรน alto cui erano giunti i saggi dโIsraele e il brano che ci viene proposto oggi si muove su questa linea.
Il Siracide โ ricco della sapienza che gli derivava dallโesperienza โ si rivolge al discepolo e, da uomo a uomo, cerca di convincerlo ad evitare i comportamenti insensati dettati dal desiderio di vendetta, dallโira, dal rancore. Questi sentimenti sono un abominio e creano uno schermo impenetrabile nel rapporto fra Dio e uomo, impediscono loro di dialogare e di capirsi.
Poi continua la sua riflessione, invitando il discepolo ad andare oltre la semplice giustizia e a spalancare il cuore alla misericordia. La clemenza verso chi ci ha fatto dei torti โ dice โ รจ una condizione indispensabile per pregare e ottenere il perdono di Dio: โSe qualcuno conserva nel suo cuore il rancore contro un altro uomo, come avrร il coraggio di chiedere grazie a Dio?โ (v. 3).
Sono riflessioni semplici, chiare, pacate; accompagnano fino alle soglie del regno di Dio, dispongono allโascolto della parola di Gesรน che porta alla perfezione la saggezza giร presente nellโAT.
Seconda Lettura (Rm 14,7-9)
7ย Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso,ย 8ย perchรฉ se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore.ย 9ย Per questo infatti Cristo รจ morto ed รจ ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
Nel capitolo 14 della Lettera ai romani Paolo tratta un problema sempre molto attuale: come risolvere le divergenze di opinioni fra i membri della comunitร ?
Cโerano a Roma due gruppi di cristiani: alcuni โ chiamati da Paolo i deboli โ erano legati alle tradizioni degli antichi, osservavano i giorni di digiuno, praticavano unโascesi severa, si astenevano da certe carni; altri invece โ i forti โ piรน maturi, si sentivano vincolati dallโunica legge dellโamore al fratello, per il resto si comportavano da persone libere.
A causa di questi contrasti fra tradizionalisti e innovatori, erano sorte parecchie tensioni nella comunitร di Roma. I primi accusavano i forti di permissivismo, li consideravano poco virtuosi, infedeli alla legge di Mosรจ. Questi a loro volta reagivano con battute pesanti; trattavano i deboli da retrogradi, da ottusi mentali, incapaci di comprendere la novitร assoluta del vangelo. Come costruire una convivenza pacifica fra persone con convinzioni cosรฌ opposte? Non era facile (e non lo รจ nemmeno oggi!).
Paolo โ che apparteneva al gruppo dei forti โ propone due regole, una per ognuno dei due gruppi, regole che, se rispettate, permettono di arrivare ad unโaccettazione reciproca. Parla anzitutto a quelli del suo gruppo, ai forti, e chiede rispetto per i deboli, per le loro pratiche religiose un poโ antiquate, le loro devozioni, le tradizioni ormai desuete. Anche i deboli perรฒ devono stare attenti a non prevaricare. Da loro lโApostolo esige che si astengano dal giudicare i forti, dal pensare che chi non si attiene alle tradizioni degli antichi sia infedele al vangelo (Rm 14,1-6). Se i due gruppi si attengono a queste due norme possono convivere pacificamente, altrimenti sorgeranno fra loro incomprensioni, dissensi, tensioni.
I versetti seguenti (vv. 7-9) โ gli unici riportati dalla lettura di oggi โ presentano un principio che aiuta a risolvere ogni contrasto: il cristiano tenga sempre presente che egli non vive per se stesso, per la ricerca del proprio tornaconto, ma per il Signore. Nel suo rapporto con i fratelli, dunque, non si deve mai lasciar guidare da considerazioni umane. Vive e muore โper il Signoreโ.
Vangelo โย Mt 18, 21-35
21ย Allora Pietro gli si avvicinรฒ e gli disse: โSignore, quante volte dovrรฒ perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?โ.ย 22ย E Gesรน gli rispose: โNon ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
23ย A proposito, il regno dei cieli รจ simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.ย 24ย Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.ย 25ย Non avendo perรฒ costui il denaro da restituire, il padrone ordinรฒ che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse cosรฌ il debito.ย 26ย Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirรฒ ogni cosa.ย 27ย Impietositosi del servo, il padrone lo lasciรฒ andare e gli condonรฒ il debito.ย 28ย Appena uscito, quel servo trovรฒ un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!ย 29ย Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderรฒ il debito.ย 30ย Ma egli non volle esaudirlo, andรฒ e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
31ย Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto lโaccaduto.ย 32ย Allora il padrone fece chiamare quellโuomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perchรฉ mi hai pregato.ย 33ย Non dovevi forse anche tu aver pietร del tuo compagno, cosรฌ come io ho avuto pietร di te?ย 34ย E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finchรฉ non gli avesse restituito tutto il dovuto.ย 35ย Cosรฌ anche il mio Padre celeste farร a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratelloโ.
Nella spiegazione della prima lettura abbiamo rilevato che cโรจ stata una progressiva evoluzione nel modo di reagire alle offese e ai torti ricevuti: si รจ passati dal regolamento dei conti a soluzioni piรน eque e infine al perdono.
Al tempo di Gesรน si insisteva molto sulla necessitร di mantenere relazioni pacifiche. Si condannava la vendetta, lโira, il rancore e si esigeva la riconciliazione. Chi ha sbagliato โ insegnavano le guide spirituali โ deve riconoscere il proprio errore e implorare il perdono e la persona offesa รจ obbligata ad accordarlo. Se lo rifiuta, il colpevole chieda scusa davanti a due testimoni per dimostrare di avere fatto tutto il possibile per ristabilire la pace. Se lโoffeso muore prima della riconciliazione, chi gli ha fatto del male si rechi sulla sua tomba e, deponendo una pietra, dichiari: โHo agito male verso di teโ.
Lโobbligo di perdonare era perรฒ ristretto ai membri del popolo dโIsraele e non era illimitato. Non piรน di tre volte โ affermavano concordi i rabbini โ alla quarta si doveva accedere alle vie legali.
La domanda con cui si apre il vangelo di oggi โ โQuante volte devo perdonare al mio fratello, fino a sette volte?โ (v. 21) โ rivela che Pietro ha capito che Gesรน intende oltrepassare i limiti stabiliti dagli scribi. Ricorda certo quanto รจ stato detto nel discorso della montagna: โSe presenti la tua offerta sullโaltare e lรฌ ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lรฌ il tuo dono davanti allโaltare e vaโ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo donoโ (Mt 5,23-24) e โSe voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerร a voi; ma se voi non perdonereteโฆโ (Mt 6,14-15). Ha presente anche lโaltra affermazione inequivocabile del Maestro: โSe tuo fratello pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: mi pento, tu gli perdoneraiโ (Lc 17,3-4).
Pietro รจ sconcertato: il numero sette indica la totalitร ; non si dovrร per caso perdonare sempre e senza condizioni? Chiede conferma di ciรฒ che comincia a intuire (v. 21).
La risposta di Gesรน va oltre ciรฒ che giร spaventa Pietro: โNon ti dico che dovrai perdonare fino a sette volte (cioรจ sempre), ma fino a settanta volte sette (piรน ancora di sempre)โ (v. 22). Il richiamo รจ alle parole sprezzanti e beffarde di Lamech che si vantava di praticare la vendetta senza limiti. Riprendendole, Gesรน vuole insegnare che il perdono deve arrivare allโinfinito, come allโinfinito era giunta la tracotanza del figlio di Caino.
Per chiarire meglio il suo pensiero racconta una parabola (vv. 23-35).
Fu presentato al re un debitore che gli doveva diecimila talenti. Il talento corrisponde a trentasei chilogrammi dโoro; il suo valore, moltiplicato per diecimila โ la cifra piรน elevata della lingua greca โ dร una somma enorme che corrisponde allo stipendio di 200.000 anni di lavoro, 2.400.000 buste paga. Impensabile che qualcuno la potesse restituire.
Alla ventina di immagini usate dalla Bibbia per definire il peccato, negli ultimi secoli prima di Cristo se nโera aggiunta unโaltra che aveva finito per prevalere: quella del debito nei confronti di Dio. La gente semplice del popolo si sentiva sempre in arretrato con i pagamenti. Preghiere, sacrifici, offerte, digiuni, opere buone non bastavano mai per compensare le innumerevoli infrazioni della Legge; ci si indebitava sempre di piรน con il Signore. Solo i farisei erano convinti di avere la contabilitร in ordine. Tragica illusione la loro, perchรฉ โ come dichiara Paolo che pur era vissuto in modo irreprensibile โ โtutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dioโ (Rm 3,23); di fronte a Dio lโuomo รจ un debitore insolvente.
Mostrando una generositร senza limiti, il padrone della parabola โ che rappresenta Dio โ intenerito dalle suppliche del suo servo, condona tutto il debito.
Non cโรจ alcun peccato che Dio non perdoni, non cโรจ colpa superiore al suo immenso amore. Anche Paolo ricorre alla stessa immagine: Dio โha annullato il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli; egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croceโ (Col 2,14).
Come ha fatto lโuomo ad accumulare un debito cosรฌ esorbitante? Forse accettando gli innumerevoli doni offertigli dal Signore? Non puรฒ essere, perchรฉ il dono รจ gratuito e non rende debitori. Allora si tratta โ come pensavano i rabbini โ dei peccati, delle trasgressioni? Anche questa interpretazione non soddisfa e ne vedremo la ragione.
Nella seconda parte della vicenda (vv. 28-30) entra in scena un altro servo che deve al primo cento denari, una somma di tutto rispetto โ equivalente ad altrettante giornate lavorative โ ma irrisoria se confrontata con quella condonata dal re.
Il secondo debitore rivolge al collega la stessa preghiera e spera di ottenere la stessa compassione. Il servo spietato, invece, lo afferra per il collo e comincia a strozzarlo dicendo: rendimi ciรฒ che devi!
Il messaggio centrale della parabola va cercato โ รจ evidente โ nella enorme sproporzione fra i due debiti e nello stridente contrasto fra il comportamento di Dio che perdona sempre e quello dellโuomo che invece pretende la restituzione fino allโultimo spicciolo. Lโimmagine del soffocamento rende bene lโidea della sudditanza psicologica in cui รจ ridotto chi ha sbagliato. Come un creditore spietato, lโoffeso lo โtiene in manoโ e gli puรฒ togliere il respiro e la gioia di vivere, con un richiamo, con la semplice allusione alla colpa commessa.
La parabola potrebbe suggerire lโidea che noi siamo responsabili di enormi peccati, mentre dai fratelli abbiamo ricevuto solo qualche sgarbo. Siamo invece sicuri che spesso si verifica il contrario: noi abbiamo commesso solo qualche venialitร , mentre gli altri ci hanno arrecato gravi danni.
Non si tratta di fare calcoli sulla consistenza dei torti subiti. A Gesรน interessa mettere in luce la distanza immane che esiste fra il cuore di Dio e il cuore dellโuomo, fra il suo amore e il nostro.
Il peccato non รจ un semplice errore, ma รจ la rottura del rapporto di alleanza e di amore sponsale che lega lโuomo a Dio. Se teniamo presente che il discepolo รจ chiamato a โessere perfetto come il Padre che รจ nei cieliโ (Mt 6,48) รจ facile intuire che il โdebitoโ nei suoi confronti รจ abissale (come รจ insolvibile il debito di diecimila talenti). Al confronto, la distanza che separa il piรน grande santo da un peccatore รจ irrisoria e puรฒ essere colmata (come รจ realistica la restituzione di cento denari).
Nella preghiera noi chiediamo al Padre di โcondonare il nostro debitoโ. Le colpe che abbiamo commesso non rappresentano tutto il nostro debito; esse riguardano il passato e non sono infinite, sono soltanto un piccolo segno della distanza immensa che ci separa dallโamore del Padre. Questo รจ il debito che noi chiediamo a Dio di colmare. La nostra preghiera โPerdona i nostri debitiโ non riguarda solo gli errori passati, ma รจ volta soprattutto allโavvenire.
Cosa si aspetta Dio da noi? La sua stessa โcompassioneโ: vuole che non manteniamo il fratello schiavo del suo passato, pretende che non gli togliamo il respiro, mentre egli tenta disperatamente di risalire dal baratro; Dio ci chiede di aiutarlo โsettanta volte setteโ, rinunciando a qualunque rivalsa nei suoi confronti. I figli del regno di Dio sono โmisericordiosi come il Padre celesteโ (Lc 6,36) e hanno capito che โlโamore non tiene conto del male ricevuto, tutto scusa, in tutto fa creditoโ (1 Cor 13,5-7). Chi ha fatto propria questa nuova logica รจ disposto a rimetterci, dimentica tutti i propri diritti pur di vedere il fratello nuovamente felice, sereno e libero dal suo peccato.
Lโultima scena รจ da brivido (vv. 31-35). Di fronte al modo con cui il servo cui era stato condonato il debito tratta il suo simile, il padrone, disgustato, รจ colto da incontenibile sdegno: lo fa chiamare, gli rinfaccia la sua malvagitร e lo mette in mano agli aguzzini che lo devono torturare fino a quando non abbia restituito quanto deve. La conclusione รจ sconcertante: โCosรฌ anche il mio Padre celeste farร a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratelloโ.
Il Signore ripaga dunque con la stessa moneta coloro che sono spietati con i loro โdebitoriโ? Una simile interpretazione smentirebbe tutto il messaggio della parabola che vuole invece presentare un Dio che perdona sempre e comunque lโuomo.
Siamo di fronte ad una storia in cui vengono impiegate immagini drammatiche. I predicatori del tempo di Gesรน le introducevano spesso nei loro discorsi, per scuotere i loro uditori e per mettere in risalto lโimportanza di un certo messaggio. Lโevangelista non sta descrivendo ciรฒ che Dio farร alla fine, ma presenta ciรฒ che egli vuole che lโuomo faccia oggi. Per non falsare il messaggio di Gesรน รจ dunque necessario ripulire la parabola dalle tinte forti di cui lโha rivestita il linguaggio culturale semitico di duemila anni fa. Considerarla una descrizione del comportamento del Padre che sta nei cieli sarebbe unโinterpretazione blasfema.
Per gentile concessione di Settimana News.



