Se Gesù oggi posasse il suo sguardo sulle nostre vite, probabilmente vedrebbe persone stanche. Stanche non solo nel corpo, ma dentro: piene di cose da fare, di pensieri, di responsabilità, di aspettative da reggere. Vite affollate, spesso senza respiro, dove si corre molto ma si ascolta poco ciò che accade nel cuore.
Nel Vangelo, quando i discepoli tornano da Gesù dopo la missione. Sono contenti, hanno fatto tanto, ma sono anche sfiancati. Gesù se ne accorge subito e dice loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». Non li rimprovera, non chiede risultati. Si prende cura di loro. E quando vede la folla che li raggiunge, non si infastidisce: prova compassione, perché sono come pecore senza pastore, e si mette a insegnare loro molte cose.
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Questo Vangelo ci ricorda che, per Gesù, non siamo mai solo ciò che facciamo. Prima ancora delle opere, contano le persone. Lui vede la nostra stanchezza, la nostra confusione, il nostro bisogno di essere guidati e consolati. E non si allontana.
È una parola che ci motiva a fermarci, a tornare a Lui così come siamo, senza maschere. A concederci spazi di silenzio, di ascolto, di verità. Perché solo chi si lascia guardare e amare da Gesù può ritrovare forza, pace e il desiderio di rimettersi in cammino. E allora cerchiamo davvero di trovare il nostro riposo e la nostra pace nello stare accanto a Gesù.
