L’AMORE É L’UNICA REGOLA
Gv 7,1-2.10.25-30
Appena 15 giorni ancora
e sarà il grande venerdì.
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Ma già oggi
il Vangelo proietta
l’ombra della croce
su ciò che racconta.
I capi dei Giudei
volevano uccidere Gesù.
La voce correva,
tutti lo sapevano.
Gesù per primo.
La domanda che vorrei
almeno sfiorare
è questa:
ma perché ucciderlo?
Perché volevano
la sua morte?
Perché questo rifiuto
assoluto, totale
da parte dei capi ricchi,
potenti, colti?
La prima risposta è
perché Gesù li denuncia
come moneta falsa e
si pone all’opposizione
di questo sistema
di valori.
Porta la rivoluzione
di un Dio
che fa dei poveri
i principi del regno
e di colui che serve
il più grande.
C’è un secondo motivo:
per eliminare
il profeta di Nazaret.
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Ed è che la gente
gli va dietro.
C’erano sempre stati
degli oppositori
al regime.
Il fatto nuovo è
che Gesù
lo seguivano in tanti
e lo confessano:
ecco che tutto
il popolo gli va dietro.
I capi sentono di stare
perdendo consensi.
Sembra che di loro,
di ciò che dicono,
di ciò che fanno,
importi sempre meno.
A questo punto però
la domanda
si fa ancora più bella,
più incisiva:
ma perché la gente
lo seguiva?
Perché io devo seguirlo?
Perché sentiva
aria di libertà.
Sentiva il presagio
di una vita bella e felice,
di un modo migliore
di esistere.
Gli andavano dietro
perché trovavano
finalmente ossigeno,
respiro.
Sentivano
battere il cuore,
quando parlava loro
di Dio come
di un padre esperto
in abbracci.
Era venuto a portare
la rivoluzione
della tenerezza.
Diceva che l’amore
è la sola regola:
quell’amore che
non dà una spiegazione,
ma guarisce.
L’amore che è
il motore che
fa ripartire la vita.
La bilancia su cui
si pesa la felicità
del nostro esistere
e che è l’unica cosa,
che merita di non morire,
in grado di attraversare
i nostri giorni
e tutta l’eternità.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
