FELICE ROVINA DI CIÒ CHE NON È AMORE
Nella sinagoga
di Cafarnao,
quel giorno,
ha luogo
un primo miracolo.
Un indemoniato
sta pregando
nella comunità,
è un habituè
del sabato.
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Ne aveva ascoltate
di prediche,
perché si può
passare tutta
una vita andando
ogni domenica
in chiesa,
pregare e ascoltare
la Parola,
e pur mantenere
uno spirito malato,
un’anima lontana
che non si lascia
raggiungere.
Si può vivere
tutta la vita
come cristiani
della domenica,
ma senza mai
farsi toccare
dalla Parola di Dio.
Non lontano,
non fuori,
ma dentro
alla comunità,
anzi nell’intimo,
dai nostri oceani
interiori si alza
la voce dei nostri
dèmoni oscuri,
delle ombre
che invecchiano
il cuore.
Che vuoi da me?
Qui è il primo
elemento
di una fede
ipocrita:
io so che Cristo
vuole qualcosa
da me, che vuole
entrare nelle mie parole,
nelle mie mani,
nei miei occhi,
nel mio andare
e nel mio venire,
ma io lo rifiuto,
non voglio
conversioni,
né brecce aperte
nelle mura
del mio mondo.
Primo segno
di un credere stonato:
fede senza sapore
di pane, di vino buono,
di lavoro, di carezze,
di scelte concrete
e condivisioni.
Fede di sole parole.
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Secondo elemento:
Sei venuto
a rovinarci?
Fede con dentro
un dèmone è
quella che sente
Dio come
un predatore
di libertà.
Che lo immagina
come colui che toglie,
non come
colui che dona;
un Moloch cui
si è tenuti
a immolare
la parte migliore
di se stessi.
Il credente abitato
da uno spirito impuro
si sente figlio
di una sottrazione,
anziché di una
addizione del vivere.
E ancora:
l’uomo di Cafarnao
frequenta il luogo sacro,
recita le benedizioni
e lo Shemà Israel,
eppure,
nonostante questo,
in lui abita
un demone che
accetta solo
la fede del sabato,
quella limitata
al sacro e
alle proprie
devozioni.
Il Dio vero invece
è da sorprendere
nella vita più che
nel tempio,
nella polvere
della strada che
da Gerusalemme
scende a Gerico,
più che nel fumo
degli incensi.
L’autorevolezza
di quel Dio sposa
tutto ciò che sa
di amore.
I demoni
se ne accorgono,
e fiutano il pericolo:
che c’è fra noi e te
Gesù di Nazaret?
Sei venuto
a rovinarci?
Sì, Gesù
è venuto a rovinare
tutto ciò che
impoverisce o
ferisce l’intimo
dell’uomo.
A rovinare il regno
degli idoli:
i demoni del denaro,
della supremazia,
del potere e
degli egoismi.
E su tutto questo
la sua voce si alza
nitida e forte.
Contro di loro
Gesù pronuncia
due sole parole:
taci, esci da lui.
Nel conflitto
tra il nostro
cuore d’ombra e
la nostra parte
di luce, Cristo
entra con mani
e occhi nuovi,
lievito che solleva
l’inerzia,
respiro che dilata,
vento che sospinge
sulla rotta del mondo.
Tace e se ne va
questo mondo
sbagliato;
va in rovina,
come aveva sognato
Isaia, perché nasca
un mondo altro.
Vanno in rovina
le strategie
di guerra per
diventare campi
di solidarietà.
Tacciono le bombe,
ed ecco rifiorire l’erba.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
