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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 8 Giugno 2025

Domenica 8 Giugno 2025 - DOMENICA DI PENTECOSTE - SOLENNITÀ - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Gv 14,15-16.23b-26

Data:

Pentecoste

Eccoci arrivati alla pienezza della Pasqua. Per poterla celebrare degnamente ci sono voluto cinquanta giorni durante i quali abbiamo ripetuto la grande sinfonia pasquale sull’unico tema: “Cristo è veramente risorto, Alleluya!”.

Era l’ora terza quando gli apostoli furono ripieni di Spirito Santo e il loro timore, addirittura paura, si trasformò in coraggio e cominciarono ad annunciare che Gesù, che avevano Crocifisso, era il Messia promesso dai profeti. Era venuto lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, nel quale “tutte le cose sono create e sussistono”, ma che agisce in maniera nascosta ed efficace, tanto da non farsi riconoscere.

Quando Paolo chiese ai Galati se avessero ricevuto lo Spirito Santo risposero che non sapevano neppure che esistesse. Per noi oggi la cosa è diversa, veniamo da un periodo in cui si è parlato molto dello Spirito Santo come Colui che avrebbe fatto eleggere il Nuovo Papa. È vero, e Gli siamo grati, ma il ruolo dello Spirito Santo è molto più esteso.

È la terza persona della SS. Trinità e come le altre due ha il suo ruolo. il Padre crea. Il Figlio redime e salva. Lo Spirito Santo santifica, quindi tutto quello che è relazione dell’uomo con Dio è opera dello Spirito Santo. Il Padre crea per mezzo dello Spirito ad immagine del Figlio; il Figlio redime donandoci lo Spirito e lo Spirito Santo ci unisce al Padre e al Figlio.

Le Persone della Trinità non sono un Io, un Tu e un Egli, ma un IO un TU e un NOI. Lo Spirito Santo è il NOI che unisce il Padre e il Figlio e la Trinità a tutta la creazione e all’uomo. Ogni nostra relazione con Dio è opera dello Spirito Santo. È Lui che opera nei Sacramenti. Curiosamente da notare che è Lui che trasforma il pane nel Corpo di Cristo, ma è sempre Lui che fa sì che il Cristo che riceviamo nell’Eucarestia ci santifichi, per cui la preghiera da fare dopo la Comunione è: “Vieni Santo Spirito e trasformami nel Cristo che ho ricevuto”.

Gesù stesso ci ha parlato di Lui, come riporta Giovanni nel suo Vangelo al cap. 17, e ci sono dei momenti nel vangelo in cui Gesù, dinanzi alla lentezza dei suoi discepoli nel comprendere quanto stava accadendo, esclama: “O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?”. Evidentemente pensava alla venuta dello Spirito che avrebbe detto loro “tutta la verità”.

Ovviamente la potenza dello Spirito di Dio irrompe sul mondo non soltanto attraverso i Sacramenti e il ministero della Chiesa, ma come un uragano che “fa vivere e santifica l’universo”. Il suo luogo di azione, la casa in cui abita è il cuore del credente; è di lì che trasforma tutte le cose. Certamente durante il Conclave lo Spirito non svolazzava nella Cappella Sistina cercando dove posarsi, ma era presente nell’anima dei Padri Cardinali per orientare il loro pensiero verso il più degno di ricevere quel ministero. Nella Chiesa si è sempre fatto così fin dall’inizio.

Parlando del nostro rapporto con lo Spirito, la Chiesa nella sua preghiera lo chiama “dolce ospite dell’anima”. È nell’anima per guidare la nostra vita secondo lo spirito e lo fa ricordandoci tutto quello che Gesù ci ha detto, non con violenza e forza, ma “suggerendo”. Sono parole stesse di Gesù, esattamente come la “brezza leggera” come apparve ad Elia. Si muove in punta di piedi nella nostra vita, rispettoso della nostra libertà, ma con dolcezza è capace di trasformare una esistenza da peccatore a santo.

La Pentecoste ci richiama all’attenzione allo Spirito e al dovere del raccoglimento e del silenzio per sentire la voce di Colui che suggerisce. Da parte nostra la preghiera “Vieni Santo Spirito, Vieni Santo Spirito, Amen. Alleluya!”

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