Commento al Vangelo: rinnegare se stessi e portare la croce
Nel Vangelo di oggi, Gesù ci rivolge un invito forte e diretto: prendere la nostra croce e seguirlo. Ma cosa significa davvero “rinnegare se stessi”? Padre Enzo Fortunato ci guida in una profonda riflessione su questa pagina del Vangelo, intrecciandola con la vita e la preghiera di San Francesco d’Assisi. Ascoltiamo insieme le sue parole.
Qui il nuovo libro di p. Enzo.
Cosa significa realmente rinnegare se stessi per un cristiano? Padre Enzo Fortunato ci offre una bellissima chiave di lettura guardando all’esperienza di San Francesco d’Assisi, la cui vita si apre e si chiude proprio dinanzi alla croce.
Dall’invocazione “Alto e glorioso Dio, illumina il cuore mio” pronunciata davanti al Crocifisso di San Damiano, fino al commovente riconoscimento della propria piccolezza su La Verna di fronte al Serafino, il Poverello ci insegna una grande lezione. Rinnegare se stessi significa innanzitutto prendere coscienza dei nostri bui interiori, mettendo da parte l’egoismo e il senso di superiorità per far entrare la luce di Dio.
Non si tratta di annullarsi, ma di riconoscere che siamo un “umilissimo vermine” nelle mani di un Padre che, attraverso la nostra piccolezza, può compiere cose grandi.
La croce, dunque, non è mai un ostacolo da allontanare o una sofferenza fine a se stessa, ma diventa la porta autentica della resurrezione. Come San Francesco – che, segnato dalle Stimmate, divenne l’alter Christus portando sul suo corpo i segni dell’amore –, anche noi siamo chiamati a guardare alle nostre croci quotidiane come a un passaggio di salvezza.
Affidiamo a queste riflessioni la nostra giornata, chiedendo al Signore, proprio come faceva il Santo di Assisi, una fede retta, una speranza certa e una carità perfetta per compiere sempre la Sua santa volontà.
