Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 1 Maggio 2021

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Non è costui il figlio del falegname?

SABATO 1 MAGGIO (Mt 13,54-58)

Il Signore Dio prima di fare l’uomo a sua immagine, gli aveva creato un giardino di delizie. Tutto la terra gli dava spontaneamente nutrimento: “Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo” (Cfr. Gen 1,26-31). La stessa verità viene affermata nel Secondo Capitolo della Genesi: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire»” (Cfr. Gen 2,4-18). Cosa era il lavoro per l’uomo?

Il lavoro prima era un gioco. Come Dio giocava con la sapienza nella creazione dell’universo, così avrebbe voluto giocare con l’uomo nella custodia e nella coltivazione della terra: “Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso, quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso, quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini, quando disponeva le fondamenta della terra, io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo” (Pr 8,22-31). Poi però venne la disobbedienza. L’uomo non riconobbe Dio come suo Signore, la terra non riconobbe e non riconosce l’uomo come suo signore, per il quale deve produrre i suoi frutti. Il Signore Dio ha tolto alla terra questa obbedienza: “All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: “Non devi mangiarne”, maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba dei campi. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!»” (Gen 3,17-19). Se l’uomo vuole trarre i frutti dalla terra la deve irrorare con il suo sudore. Deve versare su di essa il suo sangue, il suo alito di vita.

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In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Anche Giuseppe, il Custode del Redentore e della Vergine Maria, sua sposa, deve trarre i frutti dalla terra esercitando il duro lavoro del falegname. Il lavoro, svolto come obbedienza a Dio e la sofferenza che esso produce, diviene vera via, vero sacrificio per l’espiazione dei nostri peccati e strumento di redenzione per i nostri fratelli.

Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fate che viviamo il lavoro come vero olocausto. 

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.