- Pubblicità -

don Lucio D’Abbraccio – Commento al Vangelo del 6 settembre 2026

Guadagnare un fratello

Il Vangelo di questa domenica ci pone dinanzi a una delle sfide più alte del nostro cammino di fede: la correzione di chi sbaglia. Quando subiamo un torto, l’istinto umano suggerisce spesso di mormorare, di alimentare il risentimento, lasciando che la ferita si infetti nell’ombra. Eppure, il Signore traccia una via di guarigione tanto luminosa quanto faticosa: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo». Gesù non ci invita a ignorare il male, né a esporre chi cade al pubblico ludibrio, ma ci affida un compito di profonda carità.

Pensiamo a un ramo che si piega per il peso di una tempesta o a una ferita sul nostro corpo. Non esponiamo la ferita al gelo dell’inverno, né la colpiamo per punirla; al contrario, la copriamo, la proteggiamo con cura e vi versiamo sopra un balsamo. Questo è il senso profondo del colloquio personale. Andare da chi ha sbagliato, nel silenzio, significa custodire la sua dignità. Il fine non è dimostrare la propria innocenza o schiacciare l’altro sotto il peso della sua colpa. Il Maestro lo dichiara apertamente: «Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello». Il vero trionfo cristiano non è avere ragione, ma recuperare una persona.

- Pubblicità -

Tuttavia, l’amore non è ingenuo e sa che il cuore umano può irrigidirsi. Se il primo tentativo fallisce, il Signore suggerisce di allargare il cerchio: «Prendi ancora con te una o due persone» e, successivamente, «Dillo alla comunità». Non si tratta di istituire un tribunale per condannare, ma di cercare un aiuto. Quando una cura non ha effetto, si cercano altre mani capaci di intervenire. La comunità cristiana non dovrebbe essere un’aula nella quale si pronunciano sentenze spietate, ma un luogo nel quale ci si aiuta a riconoscere il male e a ritrovare la strada.

Arriva però un limite doloroso: «E se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano». A una lettura superficiale, questa parola potrebbe sembrare una condanna definitiva. Ma ricordiamo anche come Gesù si comportava con pubblicani e peccatori: non chiamava bene il male, ma non smetteva di cercare chi si era perduto. Si è seduto alla tavola di Matteo, ha cercato Zaccheo, ha parlato con la donna samaritana. Anche quando non possiamo più condividere certe scelte o certi comportamenti, non siamo mai autorizzati a trasformare la distanza in odio o disprezzo. La porta della conversione deve rimanere aperta.

Gesù aggiunge: «Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Sono parole che ricordano la grande responsabilità affidata alla comunità dei discepoli: discernere, correggere, riconciliare. La Chiesa non può essere indifferente davanti al male, ma deve sempre cercare la verità nella carità.

E quando le nostre povere forze sembrano esaurirsi dinanzi al rifiuto, Gesù ci consegna la forza della comunione: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà». Non serve una folla sterminata. Bastano anche due persone capaci di mettere da parte l’orgoglio e presentarsi insieme davanti a Dio.

La conclusione del brano è una promessa meravigliosa: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Cristo è presente quando due persone, dopo l’inverno dell’incomprensione, trovano il coraggio di parlarsi con verità; quando qualcuno rinuncia all’ultima parola; quando, invece di raccontare a tutti il torto ricevuto, cerca direttamente chi lo ha ferito; quando si decide che salvare una relazione vale più che vincere una discussione.

Portiamo allora con noi soprattutto una parola del Vangelo: «Va’». Non aspettare sempre che sia l’altro a fare il primo passo. Va’, parla, ascolta, chiarisci, perdona quando è possibile. E se devi correggere, fallo senza umiliare.

Spegniamo le mormorazioni, fasciamo le ferite invisibili e diventiamo silenziosi artigiani di riconciliazione. Perché il più grande successo non sarà poter dire: «Avevo ragione io», ma poter ascoltare nel cuore le parole di Gesù: «Avrai guadagnato il tuo fratello». Amen.

Per gentile concessione di don Lucio, dal suo blog.

- Pubblicità -

Chi è Don Lucio D’Abbraccio?

Don Lucio D’Abbraccio

Di don Lucio, puoi acquistare: