Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 4 Luglio 2020

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In casa, seduto a tavola, Gesรน condivide un pasto con i suoi discepoli e con molti pubblicani e peccatori, mostrando che alla tavola da lui imbandita tutti sono benvenuti, perchรฉ a quella tavola sono invitati i meno degni di un invito a pranzo. Quello offerto da Gesรน รจ infatti il banchetto della misericordia, รจ la festa della gioia del Padre per i suoi figli malati e peccatori, segno e anticipazione del banchetto del Regno (cf. Mt 9,10-13).

Una festa eterna che ha il suo inizio con il banchetto nuziale in cui si celebrano le nozze di Dio con lโ€™umanitร  intera, senza esclusioni e senza privilegi. Il grande disegno dellโ€™amore di Dio per tutta lโ€™umanitร  trova qui la sua manifestazione puntuale nella tavola in cui Gesรน incontra pubblicani e peccatori: lui, lo sposo, incontra lโ€™umanitร  ferita dal peccato in un banchetto di nozze che suscita domande polemiche da parte di coloro che si ritenevano i primi a dover sedere a quel banchetto messianico.

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Su questa tavola si affacciano ora anche i discepoli di Giovanni. Sono essi a fare una domanda sulla prassi del digiuno. Se lโ€™obiezione precedente riguardava la qualitร  degli invitati, questa riguarda la qualitร  della fedeltร  alla legge espressa nella pratica del digiuno: โ€œPerchรฉ noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?โ€ (v. 14). Si ripresenta qui, rivolta ai discepoli, la stessa critica che era applicata ai due rispettivi maestri: โ€œรˆ venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: โ€˜รˆ indemoniatoโ€™. รˆ venuto il Figlio dellโ€™uomo, che mangia e beve, e dicono: โ€˜Ecco, รจ un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatoriโ€™โ€ (Mt 11,18-19).

Gesรน risponde alla domanda polemica rivoltagli concentrando lโ€™attenzione non sulla pratica ma sul fine di questa, cioรจ la sua stessa persona, la sua identitร  di Messia. Gesรน inaugura il tempo messianico, il tempo delle nozze, giร  annunciato dai profeti, che รจ tempo di gioia. I discepoli non digiunano perchรฉ Gesรน รจ con loro, ma โ€œverranno perรฒ giorni nei quali lo sposo sarร  tolto e allora digiunerannoโ€ (v. 15). Nel tempo che corre tra il momento in cui lo sposo viene tolto ed il suo ritorno โ€“ il tempo nostro, il tempo a noi contemporaneo, il tempo della chiesa โ€“, il digiuno acquista un nuovo significato. Il digiuno non puรฒ avere piรน unicamente o principalmente il valore penitenziale datogli da Giovanni e dai suoi discepoli (cf. v. 14), ma ha il tono nuovo dellโ€™attesa e della disponibilitร  allโ€™incontro con il Signore Veniente. Il vuoto รจ, dunque, volontario e desiderato spazio di attesa per una presenza. Il vuoto รจ condizione del desiderio.

Nuovo e vecchio si precisano cosรฌ alla luce di Gesรน. Il vino e gli otri sono fatti nuovi da Gesรน: il vino nuovo offerto da lui รจ riversato negli otri nuovi che siamo noi, suoi discepoli. Il tempo รจ fatto nuovo da Gesรน: effervescente come vino giovane, forte e resistente come un panno di stoffa grezza. La legge stessa รจ fatta nuova da Gesรน: la legge della gioia salda e robusta come quella tela grezza, la legge dellโ€™amore che scaturisce da una pienezza traboccante come quel vino novello (cf. vv. 16-17).

fratel Matteo


Fonte

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