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Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 29 Gennaio 2021

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“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo” (Mc 1,14-15). Con queste parole Gesù dà inizio alla sua predicazione nel racconto di Marco. Nei capitoli seguenti l’evangelista riporta alcune guarigioni operate da Gesù ma anche le critiche e le calunnie di scribi, farisei, erodiani, e il silenzio ostile della gente dal cuore indurito che assiste alla guarigione dell’uomo dalla mano paralizzata in giorno di sabato. Ma allora forse non è vero che il regno di Dio è vicino. Il piccolo gregge dei discepoli è tentato dallo scoraggiamento, dalla disillusione, dalla stanchezza e Gesù risponde con parabole di cui poi offre lui stesso la spiegazione.

“Così è il regno di Dio” (v. 26): nella prima parabola il Regno è paragonato a un uomo che getta il suo seme; “dorma o vegli, di notte o di giorno il seme germoglia e cresce” (v. 27), e “quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura” (v. 29). La comunità provata, spossata dalla stanchezza, scoraggiata dalle continue critiche e opposizioni, viene esortata a non lasciarsi vincere dalla paura; il regno viene, il seme cresce, come non lo si sa. Gli zeloti di ieri e di oggi vogliono imporre il Regno con la forza, affrettarne la venuta (o meglio affrettare la venuta di quello che essi credono sia il regno di Dio!), ma ciò che è imposto con la forza non è più regno di Dio. La Lettera di Giacomo invita ad avere “un animo largo e paziente” a imitazione dell’agricoltore che attende con pazienza i frutti della terra. “Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori perché la venuta del Signore è vicina” (Gc 5,8). Il vangelo di Giovanni riprende l’immagine del seme e la riferisce a Gesù stesso: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24). Un antico autore cristiano, Origene, definisce Gesù “il regno di Dio in persona”; su di lui il Padre ha pienamente regnato (cf. Su Matteo 14,7). Accogliere il Regno dentro di sé, accogliere Gesù dentro di sé e con lui donare la propria vita (cf. Gv 12,25), nel nascondimento, nel quotidiano, nella fede che il piccolo seme così poco appariscente darà frutto. 

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Anche la parabola del granello di senape è un invito alla speranza. C’è un forte contrasto tra la piccolezza del seme e la pianta che ne nasce, un arbusto che spesso cresce nell’orto, sotto gli occhi di tutti quelli che abitano la casa. La piccolezza e il nascondimento sotto la terra non gli impediscono di diventare talmente grande da poter accogliere gli uccelli del cielo; può dare riparo, può ospitare alla sua ombra.

Scrive Ambrogio di Milano: “La fede equivale al regno dei cieli e il regno dei cieli alla fede; quindi se uno ha la fede, possiede anche il regno dei cieli, e il regno è dentro di noi, come la fede è dentro di noi … Anche il Signore è un chicco di senape”, che seminato e seppellito in un orto è diventato un albero. “Semina anche tu Cristo nel tuo orto”.

Tanti re desiderano regnare su di noi, tanti re cercano di sedurci e assoggettarci. “L’essere umano è stato creato libero nel decidere e padrone di sé”, ricorda Ireneo di Lione; Dio non agisce contro la volontà dell’uomo; ciascuno è libero e “anche il vangelo è lecito non seguirlo”. Nessuno ci obbliga, ma cerchiamo almeno di avere consapevolezza di ciò che diciamo quando nel Padre nostro invochiamo: “Venga il tuo regno!”. 

sorella Lisa


Fonte

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