Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 24 Agosto 2021

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Lโ€™onestร  di lasciarsi spiazzare

Ci sono momenti e occasioni in cui tra amici, con poche essenziali parole, ci si comunica ciรฒ che piรน ci sta a cuore, il desiderio vero, con tutto lโ€™entusiasmo della scoperta del senso della vita.

Lโ€™ultima parte del I capitolo del Vangelo di Giovanni ci descrive questi incontri tra amici, con gli inviti reciproci a muoversi verso la meta della ricerca che ci abita: nel prosieguo del vangelo scopriamo poi che queste amicizie hanno al loro centro il Signore Gesรน, colui che ci unisce e che unisce il cielo con la terra. Da Giovanni il Battista ad Andrea, a Simon Pietro, a Filippo, a Natanaele: una trasmissione a catena fa giungere fino a Gesรน. Si va verso Gesรน personalmente, perรฒ forse รจ solo in una โ€œcatenaโ€ di fraternitร  che potremo vedere cose โ€œpiรน grandiโ€, al di lร  delle nostre aspettative.

Con entusiasmo Filippo dice a Natanaele: โ€œAbbiamo trovatoโ€ฆโ€ (v. 45). Questo verbo al plurale presuppone che ci sia giร  una lunga storia che unisce queste persone (probabilmente amici, vista la fiducia con cui si parlano), persone accomunate dagli stessi ideali e dalle stesse attese, da un desiderio: trovare โ€œcolui del quale hanno scritto Mosรจ nella Legge e i Profetiโ€.

Natanaele conosce bene le Scritture e dubita che dalla Galilea possa venire il Messia, ma sa anche che del Messia non si conosce lโ€™origine: questo paradosso forse inizia a far incrinare il suo pregiudizio, instilla un dubbio nelle sue certezze. Filippo e Natanaele si incontrano e tra loro parlano di Scrittura: รจ essa al centro della loro vita e dei loro pensieri, รจ la Torah a unirli nel profondo. E noi quali parole ci scambiamo, quali discorsi ci uniscono? Chi รจ al centro delle nostre relazioni?

Filippo non risponde entrando in una polemica di interpretazione scritturistica, non perde tempo a convincere con parole e argomentazioni, ma rivolge un invito esistenziale al suo amico, partendo dalla propria esperienza: โ€œVieni e vediโ€.

Natanaele si muove, ma รจ Gesรน che lo guarda e lo conosce (cf. Sal 139), รจ lui che lo cercava da prima e che lo trova: allora Natanaele si scopre visto nel profondo, vede svelata la propria vita e la propria ricerca di senso.

โ€œBeati i puri di cuore perchรฉ vedranno Dioโ€ (Mt 5,8). Natanaele รจ senza falsitร , in lui non cโ€™รจ doppiezza, perchรฉ pur legato โ€“ come ciascuno di noi โ€“ alle proprie idee, al proprio modo di interpretare la Scrittura e la vita, non ne resta prigioniero: con semplicitร  e fiducia si lascia smuovere e si muove verso lโ€™incontro con Gesรน. Il paradosso che Natanaele scopre (il figlio di Giuseppe di Nazaret รจ il compimento delle Scritture) non lo blocca ma lo spinge ad approfondire e a โ€œvedereโ€: โ€œBeato chi non trova in me motivo di scandaloโ€ (Mt 11,6).

A questi primi discepoli Gesรน fa una promessa che apre al futuro: citando il versetto di Gen 28 sintetizza tutto il suo cammino su cui lo seguiranno i suoi amici, coloro che accettano di rimanere in movimento dietro a lui. โ€œVedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere โ€ฆโ€: qui lo scendere viene dopo il salire, forse anche per dirci che il fine del nostro cammino di credenti รจ una discesa, un abbassamento, รจ spoliazione inattesa, non prevista. Il mezzo per scendere in queste profonditร  รจ Gesรน: รจ lui la scala, una scala che unisce e che fa scendere. Perchรฉ Gesรน compie sรฌ le Scritture, ma al di lร  di come le comprendevano i suoi contemporanei e al di lร  di come anche noi le comprendiamo.

La realizzazione delle Scritture รจ sempre paradossale: anche nelle nostre vite esse possono realizzarsi in modo inatteso e imprevisto, sempre al di lร  delle nostre idee.

Siamo pronti alasciarci spiazzare e a cogliere i paradossi (a volte dolorosi) della vita come occasioni di conversione?

un fratello di Bose


Fonte

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