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Laura Paladino – Commento al Vangelo del 1 Dicembre 2024

Testimoniare la luce che viene

La Chiesa ogni anno torna a celebrare tutto il mistero dell’uomo in Cristo; nell’Avvento di Gesù celebra la sua prima venuta «nell’umiltà della nostra natura umana», quando portò a compimento la speranza di Israele, e attende la sua seconda venuta nello «splendore della sua gloria » alla fine dei tempi. L’Avvento è il tempo dell’attesa: attesa della salvezza definitiva, del giudizio del Signore e del compimento del Regno annunciato da Gesù.

È il tempo della vigilanza: tra la sua prima e seconda venuta è il tempo della Chiesa, in cui è chiamata a tendere verso il regno senza fermarsi o voltarsi indietro, ma sempre impegnata a evangelizzare. È, poi, il tempo della preghiera: se la Quaresima ha un carattere penitenziale, l’Avvento esprime una nota di gioia e serenità, la trepidazione dell’attesa di un lieto evento.

Della pagina evangelica impressionano le immagini tempestose e apocalittiche, tipiche di quei secoli e usate per indicare simbolicamente l’irruzione efficace di Dio nella storia confusa e tragica dell’uomo. In essa c’è anzitutto una verità da non dimenticare: la storia, quella di ogni individuo e quella dell’umanità intera, ha un termine.

Vittorino Andreoli osservava: «A me pare che la nostra civiltà stia morendo perché cerca in tutti i modi di dimenticare la morte». Per questo il Vangelo ci ricorda la fine di tutto: perché tutto oggi abbia un senso e sia vissuto in modo costruttivo e responsabile. È vero, si parla di fatti sconvolgenti. 

Ma se crolla un mondo ingiusto, perché si dovrebbe soffrire? Crolli tutto quello che si oppone alla nascita di un mondo nuovo, che dovrebbe prendere il nome ricordato da Geremia «Signore- nostra-giustizia» (I Lettura).   […]

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