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Giuliva Di Berardino – Commento al Vangelo del 27 Ottobre 2024

Commento a cura di Giuliva Di Berardino pedagogista e liturgista.

Trascrizione, non rivista, del video.

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Buongiorno a tutti.
Oggi, domenica 27 ottobre, celebriamo la 30ª Domenica del Tempo Ordinario.

In questa domenica, la Liturgia ci dispone il cuore ad accogliere con gioia la vita nuova che Gesù è venuto a offrirci per mezzo della fede, della Chiesa, della fede cristiana e del nostro battesimo. Come credenti, tutti noi oggi ci riuniamo per pregare; ci nutriamo del corpo e del sangue di Cristo e riconosciamo la nostra gioia nella preghiera del Salmo 125: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia. Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo.”

Questa verità è proclamata nella nostra preghiera e nel nostro radunarci con gioia. La gioia ci viene dalla fede, che passa attraverso la prova. La luce della fede ci fa rinascere, come un parto, alla vita nuova con Dio e alla vita eterna.

La prima lettura, tratta dal libro di Geremia al capitolo 31, versetti 7-9, ci trasmette la profezia della gioia che trasforma il pianto in consolazione. Queste sono le parole del profeta Geremia:
“Così dice il Signore: Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni. Fate udire la vostra lode e dite: il Signore ha salvato il suo popolo, il resto di Israele.
Ecco, io li riconduco dalla Terra del settentrione, li raduno dalle estremità della terra; fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente. Ritorneranno qui in gran folla; erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni, li ricondurrò ai fiumi ricchi d’acqua per una strada diritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito.”

Il Signore allora ci dona parole di conforto in questa liturgia, ci consola, perché la consolazione è esperienza di gioia profonda, quella che ci ha procurato Gesù con la sua morte e risurrezione.

Nella grazia di questo giorno di domenica celebriamo e facciamo comunione con Lui e tra noi, una comunione che ci rende figli di Dio, nel Padre e nello Spirito.

Ascoltiamo ora, nella seconda lettura tratta dalla Lettera agli Ebrei, capitolo 5, versetti 1-6, queste parole:
“Cristo non attribuì a sé stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: ‘Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato’ gliela conferì.”

Ecco, questa comunione tra Cristo e il Padre nello Spirito passa a noi e ci si trasmette attraverso la consolazione di Gesù, che ci mette nel cuore la gioia, ci porta a crescere nella fede, ravviva la fiamma interiore del cuore e ci illumina la vita.

Oggi possiamo, per fede e per la comunione con il corpo e il sangue di Gesù, rinascere a vita nuova. Possiamo vedere il mondo e la nostra vita in modo nuovo, con la luce di Dio.

Infatti, il Vangelo ci annuncia proprio la guarigione di un cieco a cui Gesù ridona la vista. Ascoltiamo il testo tratto dal Vangelo secondo Marco, capitolo 10, versetti 46-52:
“In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che Gesù Nazareno era lì, cominciò a gridare e a dire: ‘Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!’
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: ‘Figlio di Davide, abbi pietà di me!’
Gesù si fermò e disse: ‘Chiamatelo’. Chiamarono il cieco dicendogli: ‘Coraggio, alzati, ti chiama!’ Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: ‘Che cosa vuoi che io faccia per te?’ E il cieco gli rispose: ‘Rabbuni, che io veda di nuovo!’
E Gesù gli disse: ‘Va’, la tua fede ti ha salvato.’ E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.”

Ci troviamo lungo il cammino che Gesù fa con i discepoli fino a Gerusalemme. Dopo aver fatto l’ultima fermata a Gerico, tra la folla che lo acclamava, Gesù viene fermato dal grido di Bartimeo, un cieco, il figlio di Timeo, seduto lungo la strada. Questo grido, “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me”, è un’invocazione potente.

Talmente potente che Gesù si ferma, fa fermare anche la folla e chiede che Bartimeo venga condotto a lui. A questo cieco, Gesù chiede: “Cosa vuoi che io faccia per te?” E Bartimeo esprime il suo desiderio profondo: “Maestro mio, che io riabbia la vista!”

Gesù esaudisce il desiderio di Bartimeo e, davanti a tutti, proclama che la fede di quest’uomo cieco è sincera, diventando motivo della sua salvezza.

Allora, oggi il Vangelo e tutta la Parola di Dio proclamata ci assicurano che, quando nel nostro cuore c’è il desiderio sincero di vedere oltre le apparenze, di ricevere una consolazione, di cambiare vita per gustare profondamente la gioia, tutto è possibile.

In fondo, questo è il cammino che ha fatto anche Gesù verso Gerusalemme: un cammino di luce che consola profondamente il cuore, dona gioia e riempie di coraggio per vincere il male e le avversità.

Anche noi oggi, come Bartimeo, abbiamo il desiderio sincero di vedere meglio la nostra vita, di vederla con gli occhi di Dio, occhi di speranza e bontà. Vogliamo vedere il nostro presente, sebbene contraddittorio e sofferto, come lo vede Dio, con benevolenza e amore, per essere segno di quella consolazione che il Signore ci promette.

Prima della proclamazione del Vangelo, la Liturgia ci fa acclamare questa frase, che è un atto di fede e con cui concludo anche questa riflessione: “Il Salvatore nostro Gesù Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.”

Sì, Signore, in questa 30ª domenica del Tempo Ordinario, crediamo che Tu hai fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo. Lo hai già fatto, e lo stai ancora facendo oggi.

Che la liturgia della Parola che ci consegni sia davvero per tutti noi quella forza che ci fa ritornare a vedere, quella luce che ci fa ritornare a sperare.

Buona domenica a tutti.

Chi è Giuliva di Berardino

Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma, la Licenza presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova e il Dottorato in Teologia con specializzazione in Liturgia, nello stesso Istituto. E’ anche pedagogista del movimento, insegnante di educazione al movimento e di religione nella scuola pubblica. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, guida laboratori di danza e preghiera, predica esercizi spirituali, ritiri e conferenze dedicandosi all’evangelizzazione e all’accompagnamento spirituale. Ha pubblicato: “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, “L’amore sponsale un amore che danza”, Effatà editrice, “Il profumo delle donne nei Vangeli” Tau editrice, “La via della bellezza. Riflessioni sulla “Via Pulcritudinis”, Tau editrice. “La danza rituale: dalla pietà popolare alla litrurgia” edizioni Centro Liturgico Vincenziano. Insegna liturgia per laici nelle Scuole Vicariali della diocesi di Verona e nella Scuola di Spiritualità S. Antonio Dottore di Padova.
Pubblica commenti al vangelo e riflessioni spirituali sul suo canale Youtube. Cura quotidianamente la rubrica “Shemà” sul giornale online “Informazione cattolica”, al servizio dell’evangelizzazione e della cultura religiosa. Collabora inoltre con l’ufficio pellegrinaggi della diocesi di Verona proponendo itinerari di spiritualità.