Sarebbe un errore cercare nel Vangelo una serie di imperativi cui conformare l’esistenza e leggere la Buona Notizia solo come un codice etico. Il Vangelo è qualcosa di molto più affascinante e coinvolgente, perché è una via che conduce alla vita.
Se si cammina nella vita si trovano cani, porci, cose sante, perle, porte e vie. Di sicuro il cammino dell’uomo si confronta con un ventaglio variegato di soggetti e di esperienze, dal maiale alla perla. Ma al protagonista del Vangelo, inteso questi come il Maestro o come il discepolo, cosa interessa davvero? Interessa la vita!
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Ebbene, cos’è vivere? È condividere il bene e il bello, la fede e l’amore con persone che possano capire tutto questo e non lo sviliscano. È fare partecipi gli altri di quella cura e attenzione che vorremmo ci fossero usate, almeno nelle relazioni più significative.
Vivere poi è entrare. Il Regno di Dio, o anche la vita piena, non è una realtà da costruire, ma un luogo in cui si entra e vi si entra per mezzo di una porta. Orbene, tutti vogliono vivere davvero, ma tale vita è cercata di solito mossi da idealizzazioni e assolutizzazioni che finiscono per essere illusioni.
Quanti amici hai che cercano acqua da chi vende aceto? E tu che vuoi fare? È bello vivere perché è bello amare – non a mo’ di emozioni effervescenti e altrettanto evanescenti, ma con la vera disponibilità a entrare. Per entrare occorre passare per una porta che è stretta perché ci può passare chi si è liberato del bagaglio dell’autosufficienza e della pretesa e vi passa snello, atletico come uno che si è esercitato nell’arte del discernimento su cosa portare e cosa lasciare.
Dove conduce questo cammino? Conduce alla vita! La sua strada sarà pure angusta, ma non meno gioiosa!
Commento a cura di: Piero Lamazza SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
