Quel “figlio” è immagine di tutti coloro che incontrano Gesù appena disceso dal monte Tabor: di quel padre, della folla e dei discepoli incapaci di curarlo. E’ dunque figlio tuo e mio, oggi.
E’ il figlio dell’idolatria che segue sempre l’incredulità: “chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente, perché comincia a credere a tutto” (Chesterton).
- Pubblicità -
Proprio come il Popolo di Israele che era rimasto alla pendici del Sinai mentre Mosè vi era salito per ricevere da Dio le Dieci Parole dell’Alleanza, la “Ketubà”, ovvero il contratto matrimoniale con il quale avrebbe accolto Israele come sua sposa.
Essendo passati molti giorni, il Popolo ha cominciato a dubitare in Mosè e nel Dio a cui diceva di obbedire.
Il Popolo era stanco di seguire Mosè nel deserto, voleva un dio fatto dalle sue mani, il compimento dei propri ideali, dei propri desideri e dei propri criteri. E così si fabbrica un vitello d’oro, simbolo di forza e divinità dei popoli pagani a lui vicini.
Prima ancora di ricevere da Mosè il contratto matrimoniale, il Popolo promessa sposa aveva già adulterato! Per questo Dio e il suo servo Mosè si indignano, e quasi rinnegano quella fidanzata infedele.
Sappiamo che il Monte Tabor e la Trasfigurazione sono anche il compimento del Sinai e dell’Alleanza.
E’ Cristo la Torah fatta carne; nel suo cuore il Padre ha scritto le Dieci Parole nella certezza che le avrebbe compiute.
In Cristo, infatti, la carne incapace di ascoltare e obbedire, è stata “trasfigurata”, ha “cambiato forma” sino a diventare il tabernacolo della vita divina, dell’obbedienza perfetta, dell’amore e della fedeltà.
Ma, proprio come avvenne alle pendici del Sinai, i discepoli non hanno confidato nel loro Maestro; la loro incredulità li ha resi impotenti di fronte al potere del demonio.
- Pubblicità -
Lo dice chiaramente Gesù: “per la vostra mancanza di fede…” e non come recita la traduzione che tradisce il testo: “per la vostra poca fede”.
Ma come, se avessero avuto “poca fede”, simile al “granello di senapa” nulla gli sarebbe stato impossibile”… No, i discepoli non avevano fede!
Nell’attesa di Gesù si erano industriati con le loro forze, con i loro criteri, con la loro religiosità. E non avevano potuto nulla contro il demonio… Per questo Gesù si adira con loro e con il padre di quel ragazzo, come oggi si adira seriamente con ciascuno di noi.
C’è nella tua vita un figlio indemoniato? Ci sono, cioè, nella tua vita opere figlie dell’incredulità?
Se è così, è perché ti sei costruito un vitello d’oro, nell’incapacità di seguire il Signore nel compimento della volontà del Padre.
Sei un perverso, hai cioè cambiato strada, e stai camminando quella che segue la tua “luna”, i tuoi sentimenti, gli ormoni, le concupiscenze o le illusioni pseudo-religiose.
Hai generato figli con il demonio, accettalo! Accetta allora il “fuoco” con cui Mosè ha bruciato il vitello, e l’ “acqua” nella quale ne ha disperso la polvere, gli stessi elementi nei quali si gettava il fanciullo indemoniato.
Accetta che quello che ti accade è a causa della tua incredulità, figlia della menzogna del demonio a cui hai dato ascolto.
Accetta che Cristo si sia stancato di te. Sì, accetta che ti mostri la tua realtà, e accetta le conseguenze dei tuoi peccati.
Allora potrai ascoltare la Buona Notizia celata nel Vangelo di oggi: “portatelo qui da me”.
Al colmo dell’indignazione esplode in Cristo la sua misericordia!
Allora fatti “portare” dalla Chiesa ai piedi di Gesù, ascolta la sua Parola che scaccia dal tuo cuore il demonio dell’incredulità, e accostati ai sacramenti che depongono in te il piccolissimo “granello di senapa” della fede.
Convertiti, e potrai dire a “questo” monte di “spostarsi da qui a là”; dirai cioè non a un monte qualsiasi, ma proprio al Tabor alle cui pendici si trovava in quel momento Gesù, di spostarsi e venire da te, perché anche tu possa essere avvolto dalla stessa luce pasquale che ri-genera in te la natura divina, la primogenitura.
La luce di misericordia che ricrea in te il figlio di Dio.
Sito web di don Antonello | Pagina Facebook
