Gesù, con parole dirette e spiazzanti, ci invita a compiere un gesto che mette profondamente in discussione le nostre abitudini e il nostro cuore: “Quando offri un banchetto, non invitare i tuoi amici, né i tuoi parenti; altrimenti anch’essi ti potrebbero ricambiare. Al contrario, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi.”
È un invito che svela con chiarezza quanto il nostro modo di amare sia spesso condizionato dal tornaconto personale. Anche i gesti più belli, come un dono o un atto di generosità, possono nascondere un desiderio sottile di essere apprezzati, lodati, contraccambiati. C’è un egoismo discreto che si traveste da bontà.
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Ma Gesù ci spinge oltre. Ci chiede di uscire da quella zona comoda dove diamo solo a chi ci è vicino, a chi ci vuole bene, a chi potrà forse ricambiare. Ci invita a un amore libero e puro, che non cerca se stesso, ma si dona semplicemente perché è giusto farlo, perché l’altro ha bisogno.
Prova a pensarci: quando fai un regalo, è davvero gratuito? Quando aiuti qualcuno, lo faresti anche se sapessi che non riceverai nulla in cambio?
Il Vangelo ci propone un amore evangelico, disinteressato, profondo. E ci ricorda che chi ama così non resterà senza ricompensa: “riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti.” Non nel tempo dell’uomo, ma nel tempo di Dio. E quel tempo è più vicino di quanto pensiamo.
