E’ la memoria a rendere misericordiosi
Si era dimenticato – ci si dimentica spesso di questo – chi fosse lui prima di essere stato perdonato: era un uomo sul lastrico, uno che temeva per la sua incolumità, che vedeva a tinte fosche il futuro suo e della sua famiglia.
Tremava come una foglia, tanto da non sembrare nemmeno più lui agli occhi degli amici: “Guarda come si è ridotto l’uomo!” dicevano tra loro quando, vedendolo pensieroso, pensavano a come avesse fatto ad indebitarsi in quel modo. Gioco, superalcolici, amori squattrinati?
Il giorno prima del fatidico attimo, temettero per l’impensabile: “Questo è uno di quelli che rischia di finire appeso a qualche trave tant’è la disperazione che si porta dietro!” Poi, invece, sul limitare della situazione, chiede aiuto, cerca una soluzione: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa» ha il coraggio di dire al re al cui deve un’ingente somma, Il re, in cuore suo, ha già emesso la sentenza capitale: «Ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli, quanto possedeva, e così saldasse il debito».
Il debito, si sa, è una trappola: «E come qualsiasi altra trappola, è abbastanza facile cadervi dentro, abbastanza difficile poi uscrine» (H. Shaw). Lui, da solo, non ci sarebbe mai uscito: «Abbi pazienza con me!» chiede. Detto e fatto: «Ebbe compassione (…) gli condonò il debito».
Non glielo dilaziona nel tempo: il che, per un disperato, sarebbe già una boccata d’aria inimmaginabile. Fa di più: glielo cancella. Non esiste più. La storia, di punto in bianco, ha avuto un nuovo inizio: incipit vita nova, servo.
Di punto in bianco, però, fa anche il bullo. Fa il bullo senza nessuna ragione plausibile da parte sua: fa il prepotente, lui ch’è stato graziato in una maniera totale. Trovato uno che gli deve un debito piccolissimo rispetto al suo, «lo prese per il collo, lo soffocava, dicendo: “Restituisci quel che devi!”».
Anche quest’ultimo, ch’e abbastanza alla canna del gas, gli rivolge una supplica: «Abbi pazienza con me, ti restituirò». Lui, però, alla faccia della grazia ricevuta, se ne sbatte altamente la memoria e lo inchioda alla morte: «Non volle, andò, lo fece gettare in prigione, finchè non avesse pagato il debito».
C’è chi ride prima, c’è chi dopo: tutto ciò che succede è già successo a noi qualche altra volta. Rimane il fatto che la cattiveria torna, in modi diversi, sempre al mittente.
Saputo l’accaduto, il re non ci pensa due volte a ritirare la grazia concessa al servo divenuto, in un battibaleno, criminale: «Il padrone fece chiamare quell’uomo, lo diede in mano agli aguzzini finchè non avesse restituito tutto il dovuto». Punto a capo: anche Cristo, soprattutto Cristo, conosce i modi spiccioli, ha il cellulare degli aguzzini, sa come far ragionare con le cattive chi, prima, si è rifiutato di ragionare con le buone. Rifiutando e sbeffeggiando l’amore.
“Giusto così: se dopo essere stato perdonato uno si comporta così, giusto che vada in galera e sconti tutto fino all’ultimo!” avrà risposto il re a coloro che, scandalizzati, gli avranno fatto presente che l’uomo soffriva di una leggera forma di amnesia.
Fu così che Pietro e compagnia bella capirono meglio (forse) il perchè di quell’esagerata risposta che Gesù aveva dato loro quando, più per curiosità che per urgenza, gli chiesero il numero di volte che, in caso, sarebbe stato utile perdonare chi sbaglia per considerarsi bravi cristiani in paese.
- Pubblicità -
Gli proposero «sette volte», sapendo ch’era già troppo alta l’asticella. Lui rilanciò la proposta alzando l’asticella fuori misura: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette».
Pareva loro d’essere già santi perdonando (eventualmente) sette volte: si sentirono completamente disadattati quando capirono che la proposta fatta, a conti fatti, non raggiungeva nemmeno la percentuale minima proposta del loro Gesù. D’altronde: come riuscire a perdonare se, prima, non ci si è mai accorti di quante volte siamo stati perdonati?
Senza la memoria della misericordia ricevuta, raramente si capisce di quanta misericordia siamo in debito col Cielo. O gli astri.
Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte
