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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 3 Luglio 2025

Il Vangelo ci racconta questa scena con Tommaso che fatica a credere alla risurrezione di Gesù. Quando gli altri discepoli gli raccontano di aver visto il Signore, lui non riesce a fidarsi. Non era con loro, non ha vissuto quell’incontro, e questo lo lascia nel dubbio. È una reazione umana, forse più vicina a noi di quanto pensiamo.

Ma Gesù non si dimentica di lui. Torna otto giorni dopo, proprio quando Tommaso è di nuovo con gli altri. Lo chiama per nome, si avvicina, gli offre la possibilità di toccare, di vedere, di credere. Non lo rimprovera, ma gli va incontro con dolcezza. In quel momento, Tommaso fa la sua professione di fede più profonda: “Mio Signore e mio Dio!”.

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Questo brano ci ricorda due cose fondamentali. La prima è che la fede non è mai un’avventura solitaria: cresce e si custodisce nella comunità, accanto agli altri, nel condividere esperienze, dubbi, preghiere. Se Tommaso fosse rimasto solo, probabilmente non avrebbe mai incontrato Gesù risorto. La seconda è che ciascuno di noi ha bisogno di un incontro personale con il Signore, qualcosa che tocchi il cuore, che ci parli direttamente, nel nostro tempo e con il nostro linguaggio.

Credere non significa avere tutte le risposte, ma lasciarsi raggiungere da Gesù proprio lì dove siamo, con le nostre domande. E a volte basta semplicemente tornare in mezzo agli altri, non chiuderci nei nostri ragionamenti contorti ma aprirci a qualcosa di più grande, per accorgerci che anche noi possiamo riconoscere il Risorto e dire, come Tommaso: “Mio Signore e mio Dio”.