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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 29 Agosto 2025

Il brano del martirio di Giovanni Battista è drammatico e potente. Tutto comincia con una festa, ma finisce con un’ingiustizia terribile. E al centro, c’è una danza.

Erode è affascinato da Salomè. Una danza sensuale lo ammalia, lo cattura al punto da fargli perdere la lucidità. Preso dall’entusiasmo e dal desiderio, promette alla ragazza qualunque cosa. E quando lei chiede la testa di Giovanni, non ha il coraggio di tirarsi indietro. Per non perdere la faccia davanti agli ospiti, commette un omicidio.

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È un racconto che ci mette in guardia: la sensualità, quando non è vissuta con consapevolezza e rispetto, può ubriacare il cuore. Può accecare, spingere a scelte sbagliate, a parole azzardate, a promesse avventate. E a volte, da una piccola concessione nasce una grande ingiustizia.

Quante volte anche noi, magari non con malizia ma per debolezza, per attrazione, per desiderio, ci troviamo a dire o fare cose che non avremmo mai immaginato? E poi ci troviamo prigionieri delle conseguenze.
Il Vangelo ci insegna che la vera forza non è cedere all’istinto, ma saper custodire il cuore. Giovanni Battista muore, ma è libero. Erode vive, ma rimane schiavo delle sue passioni.

Allora possiamo chiederci:
Sto custodendo il mio cuore o lo lascio trascinare da ciò che luccica?
Il Signore ci dona lo Spirito di fortezza, per non vivere da schiavi, ma da figli liberi.