Anche noi, se non stiamo attenti, possiamo cadere in questa trappola: pensare che essere fedeli significhi solo rispettare le forme, mantenere le abitudini, difendere le tradizioni. Ma la vera fede non è rigida, è viva. È un fuoco che brucia dentro e ci apre agli altri, alla verità, alla novità di Dio.
Gesù accusa i farisei di costruire i sepolcri dei profeti che i loro padri hanno ucciso. È un’accusa forte. Ma cosa significa per noi oggi?
Significa che possiamo onorare i profeti del passato – i santi, i testimoni della fede – e allo stesso tempo rifiutare quelli che il Signore ci manda oggi, solo perché parlano un linguaggio che ci disturba, che ci provoca, che rompe le nostre sicurezze.
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Quanti profeti vengono messi a tacere ancora oggi… Non sempre con la violenza, ma con l’indifferenza, con lo scherno, con la chiusura mentale. A volte siamo noi stessi a “uccidere” il profeta, perché non vogliamo cambiare, non vogliamo lasciarci toccare.
Allora oggi possiamo chiederci:
Sto lasciando che la mia fede cresca davvero, o la sto solo difendendo come una fortezza?
So riconoscere le voci profetiche del nostro tempo, o ho paura di tutto ciò che mette in discussione le mie abitudini?
Il Vangelo non è una reliquia da conservare, ma una Parola viva da accogliere. E spesso, Dio ci parla proprio attraverso chi non ci aspettiamo. Sta a noi avere il cuore aperto per ascoltare.
