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don Vincenzo Leonardo Manuli – Commento al Vangelo del 21 giugno 2026

Non temere, non avere paura, non aver timore, per ben 365 volte ricorre nel sacro testo della Bibbia. Dentro il nostro cuore, dentro la nostra vita, dentro il vissuto delle situazioni e delle scelte, al cuore delle difficoltà, l’invito: “Non temere”. Dio lo dice ai profeti, a Geremia, a Maria, a Giuseppe, a Paolo: Gesù lo dice ai suoi discepoli, non perché tutto andrà bene, non perché la vita è al sicuro. L’invito è ad aver fede, a correre il rischio, ad avere coraggio, dove l’ultima parola spetta a Dio.

Dio è con noi

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Prima di tutto c’è lo sguardo di Dio, il suo bastone, la sua Parola, così, si presenta a Geremia, con la promessa: “sarò al tuo fianco come prode valoroso”. L’esempio del “passero che è guardato, custodito da occhi vigili, affinché non cada e possa continuare a cantare” (LV) indica la premura di Dio per le cose piccole e anche grandi. Geremia sente il terrore dei suoi nemici, dei suoi amici più intimi, e prega, di aver giustizia, di essere difeso dal Signore. Egli chiede al Signore che si faccia giustizia e rivendica i propri diritti: “perché a te ho affidato la mia causa”, l’affida al Signore lasciando che sia lui a compiere l’opera. I discepoli troveranno opposizione e persecuzioni. La vita del discepolo non è al sicuro, non abbiate paura, abbiate il timor di Dio riverenziale perché perdendo lui perderete tutto, anzi, l’avvertimento è di essere rottamati, gettati nella spazzatura, nella Genna, la valle dell’Hinnon. 

Le prove e le persecuzioni

Sembra un discorso solo ecclesiale, ma la sua rilevanza è politica e sociale. Non solo dentro le comunità, per questo il vangelo di Matteo è scritto in un forte passaggio di persecuzioni, ma anche di fronte alle autorità, nel mondo in cui il valore della differenza cristiana non è accettata e il suo messaggio è respinto e mortificato. Anche dentro la Chiesa e non dobbiamo scandalizzarci, ci sono persecuzioni, per questo, conservare la fede e l’adesione al Signore è una prova interna ed esterna. La Bibbia ci parla di giusti e profeti perseguitati, la paura è umanamente comprensibile, ma impedisce di essere generosi, anziché entrare nel gioco dell’annuncio ci si può immobilizzare pensando alla propria sopravvivenza, con il rischio di rinnegare il Maestro e non riconoscerlo davanti agli uomini. Non è quello che oggi viviamo in un sistematico abbandono della fede? Quanti battezzati vivono lontano dai comandamenti? Quante coppie cristiane educano i figli alla fede cattolica? Quanti ministri e religiosi sono fedeli al proprio ministero?

La paternità di Dio

Dio non manca mai di essere fedele, e la sua opera si rivela nel tempo. Quello che emerge con forza è la paternità di Dio, la sua custodia e la fiducia del discepolo in lui. Dio è come una carezza sulle mie paure di non valere mai abbastanza, del giudizio degli altri, di perdere ciò che ho costruito; sul terrore di essere invisibile e dimenticato, di non essere all’altezza di questo mondo così competitivo, che chiede perfezione e misura le mie prestazioni, che mi costringe a indossare la maschera della presentabilità. Il Suo sguardo su di me dilata l’orizzonte, me lo allarga e rende penetrabile” (LV). 

Preghiera

Non avere paura, dice Dio, amo la tua fragilità, non avere paura, curo le tue ferite, non spaventarti, ti prendo tra le mie braccia e ti custodisco, non avere paura, per me “tu sei prezioso”, vali più di quanto pensi, ti “custodisco come un’aquila custodisce i suoi piccoli”, “sei sul palmo delle mie mani”, ti cerco come quell’unica “pecora smarrita” per ricondurti all’ovile, e tu abbi il coraggio di annunciare la buona notizia del vangelo.

Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog

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Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. []