L’Epifania del Signore è la festa della manifestazione: la luce del Natale non rimane chiusa in un luogo o in un popolo, ma si diffonde in tutta la storia e raggiunge ogni angolo del mondo. In questo giorno la Chiesa contempla non solo Cristo, vero Dio e vero uomo, ma anche il proprio mistero più profondo: essere popolo di Dio in cammino, chiamato a radunare tutte le genti nell’incontro con il Signore. È la festa dell’universalità della fede, della cattolicità della Chiesa.
Questa forza inclusiva del Vangelo emerge con particolare intensità nella figura dei Magi. Matteo li presenta come sapienti, uomini capaci di leggere i segni della creazione e di lasciarsi inquietare dalle domande ultime. Non sono ingenui né superficiali: sono cercatori di senso, ma cercatori umili. Ed è proprio questa umiltà che permette loro di riconoscere la stella e di mettersi in cammino.
Come ricorda Benedetto XVI, i Magi, come sapienti dell’Oriente, “sono un inizio, rappresentano l’incamminarsi dell’umanità verso Cristo, inaugurano una processione che percorre l’intera storia. Non rappresentano soltanto le persone che hanno trovato la via fino a Cristo. Rappresentano l’attesa interiore dello spirito umano, il movimento delle religioni e della ragione umana incontro a Cristo” (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. L’Infanzia di Gesù).
L’Epifania smonta un equivoco sempre attuale: non è l’ignoranza a garantire l’incontro con Dio, così come la conoscenza non lo impedisce. Ciò che conta è la disposizione del cuore. Si può essere ignoranti e superbi, come si può essere sapienti e umili. E il vero sapiente è sempre l’umile.
I Magi, rappresentati come provenienti da popoli e continenti diversi, portano doni differenti, ma condividono lo stesso desiderio: cercare Dio senza paura, senza pregiudizi. In questa prospettiva, l’universalità della Chiesa appare con chiarezza: ogni cultura, ogni popolo, ogni terra è chiamata a portare i propri doni al Signore.
- Pubblicità -
Accanto ai Magi, il Vangelo ci presenta però anche un’altra reazione: quella di Erode e di tutta Gerusalemme, turbati dalla nascita del Re. È il turbamento di chi ha paura di perdere potere e sicurezze, di chi teme la novità di Dio e finisce per chiudersi alla sua presenza. Erode non appartiene solo al passato: vive ogni volta che anche noi preferiamo difendere le nostre abitudini invece di lasciarci sorprendere da Dio che viene in modo nuovo e disarmante.
Il cammino dei Magi ci insegna anche che la ragione, da sola, non basta. Essa conduce lontano, ma ha bisogno della Parola per giungere alla meta. Sarà infatti la Scrittura a indicare Betlemme. La stella conduce al Bambino, il segno al compimento, la ricerca all’adorazione. Davanti a quel Bambino, tutte le domande trovano risposta e l’inquietudine si trasforma in gioia.
L’Epifania, allora, è una chiamata per tutti: poveri e ricchi, sapienti e ignoranti, uomini e donne di ogni lingua e nazione. Nella casa che è la Chiesa non troviamo soluzioni immediate a ogni problema, ma una Presenza che cambia la vita, che dice a ciascuno di noi che non siamo soli e che siamo attesi per l’eternità. È lì che la nostra inquietudine trova pace, ed è nell’adorazione che la nostra ricerca giunge finalmente al suo compimento.
Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.
