fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 1 marzo 2026

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Nella vita capitano a volte momenti magici, ma non perché hanno a che fare con la magia, o perché tutto diventa facile, ma perché, per un attimo, sentiamo che le cose sono al loro posto.

Un incontro che ci scalda il cuore, una parola che arriva al momento giusto, una pace improvvisa dopo tanta fatica, una gioia semplice che non sappiamo nemmeno da dove arriva. Sono attimi di luce, brevi forse, ma così intensi da restarci dentro.

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Nel Vangelo c’è questo passo dove anche i discepoli vivono un momento simile. Gesù li conduce sul monte e lì si trasfigura davanti a loro. Il suo volto splende, le sue vesti diventano luminose. Pietro vorrebbe fermare quell’istante, costruire tende, restare lì. È comprensibile: quando tutto è chiaro e bello, nessuno vorrebbe tornare a valle.

Ma Gesù non li lascia sul monte. Dopo la luce, li invita a scendere. Non perché quell’esperienza non conti, ma perché serve a qualcosa di più grande. Serve a dare forza quando arriveranno la fatica, il dubbio, la croce. Quel momento di luce non è una fuga dalla realtà, è una promessa: Dio è presente anche quando non lo vediamo splendere.

Anche per noi è così. I momenti di pace e di gioia, e di fervore della fede, non sono un’illusione, ma sono un dono. Ci ricordano che la luce esiste e che non ci abbandona. Quando la vita diventa pesante, possiamo tornare con il cuore a quei momenti e ripartire. La speranza nasce proprio da qui: abbiamo visto la luce, e sappiamo che Dio ci è accanto, il male non prevarrà perché Gesù è con noi.

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