Gesรน buon samaritano che cura le ferite e ci insegna a fare come Lui
Scendere da Gerusalemme a Gerico descrive lโimmagine della decadenza umana: รจ il passaggio dalla cittร santa โ situata a 754 metri di altitudine โ a Gerico, presso il mar Morto โ situata sotto il livello del mare a meno 258 metri. La prima rappresenta ยซil riparo dellโAltissimoยป (Sal 90) dove non si deve temere alcun male (Sal 22), la seconda, in quanto cittร di villeggiatura ricca, opulenta e corrotta โ terra di Zaccheo il pubblicano โ rappresenta la perdizione.
Contempliamo dunque la discesa morale dellโuomo dai pensieri in Dio ai pensieri del mondo. E, inevitabilmente, non puรฒ che finire male al povero pellegrino inverso, inteso come colui che abbandona il sacro per dirigersi al profano.
Quanto dolore abbiamo sperimentato per esserci allontanati dalle cose sane, buone e sante cercando ebbrezza, novitร e vita in ciรฒ che vita non possiede. Con questa parabola il Signore spiega a un dottore della legge che voleva ยซmettere alla prova Gesรนยป (Lc 10,25) chi fosse da intendersi come prossimo. In questo testo siamo abituati a vedere come prossimo il povero uomo malmenatoย e il samaritano come qualcuno senza pregiudizi, che considera prossimo ogni bisognoso. Lettura assolutamente corretta e sempre illuminante.
Ma la categoria di ยซprossimoยป puรฒ essere intesa sotto diversi aspetti: puรฒ essere colui che ci sta vicino nello spazio; il bisognoso, chiunque esso sia; chi ci sta accanto affettivamente, moralmente e nella caritร , senza che noi lo sappiamo e che magari consideriamo allโopposto. In questโultimo aspetto il samaritano simboleggia quella categoria di persone da cui non ci aspettiamo niente e che, invece, ci sorprendono; persone magari criticate, anche disprezzate, che un bel giorno ci insegnano a vivere compiendo un atto che non saremmo mai stati in grado di compiere.
Il samaritano della parabola, lโeretico, รจ il solo capace di compiere un gesto dโamore: รจ Gesรน stesso, percepito come eretico dal dottore della legge, un presuntuoso che vuole insegnare lโarte di vivere. Me lo immagino di fronte a Gesรน mentre si abbassa gli occhiali โ che non esistevano โ sul naso, chinando il mento e sollevando le pupille, per chiedere altezzoso: ยซE chi รจ il mio prossimo?ยป.
Lโimmagine, volutamente stereotipata, mostra tutto il limite della legge, che non รจ sufficiente per arrivare allโamore.
Infatti, nella parabola, un sacerdote e un levita vedono lโuomo mezzo morto e passano oltre. Bisogna ricordare che le norme dellโAntico Testamento vietavano loro di toccare il sangue per non contaminarsi: รจ la legge, dunque, che impone loro di andare oltre, manifestandone il limite che impedisce di amare realmente.
A due sposi per amarsi non รจ sufficiente osservare ยซil decalogo del buon consorteยป. La legge puรฒ descrivere la loro condizione, puรฒ fare una diagnosi e dire che forse stai morendo. Ma per amare โ e dunque salvare โ un uomo รจ necessario uscire dalla mentalitร incastrata nelle regole.
Interessante รจ la cura: ยซGli fasciรฒ le ferite versandogli olio e vino (Lc 10,34)ยป, due elementi simbolici: il vino dellโalleanza e lโolio della consacrazione, che diventeranno nella Chiesa segno dei sacramenti, di ciรฒ che cura e trasforma lโuomo.
Questo avviene nella locanda, che simboleggia la Chiesa, luogo dove poter guarire le ferite, in cui questo samaritano tornerร e ci darร il โdi piรนโ che abbiamo speso. Ci darร il Cielo.
Commento di don Luciano Condina
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Fonte – Arcidiocesi di Vercelli



