don Francesco Pedrazzi – Commento al Vangelo di domenica 8 Gennaio 2023

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«Questi è il Figlio mio»

Gesù si mette in fila con i peccatori e Giovanni il Battista è spiazzato: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». E il Signore risponde: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia».

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«OGNI GIUSTIZIA», che significa? Vuol dire che c’è una giustizia prima di Gesù e una giustizia dopo Gesù. La giustizia prima di Gesù si limitava all’osservanza di tutte le norme della legge. Ma era una giustizia impossibile, perché anche il migliore dei giusti cade SETTE VOLTE AL GIORNO (cfr. Pro 24,16). Questa giustizia è servita solo a prendere coscienza del bisogno di un Salvatore. Se ci fermiamo a questa giustizia saremo sempre insoddisfatti di noi stessi e pronti a giudicare gli altri per ogni inezia. Questa è la fredda e spietata GIUSTIZIA DEI FARISEI. Ma Gesù dice: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20). 

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Egli inaugura una NUOVA GIUSTIZIA, una giustizia superiore, basata non sull’osservanza delle norme ma sull’AMORE che accoglie sempre l’altro e che mette la persona prima dei suoi errori. In questa giustizia, il prossimo diviene migliore non per timore di una pena, ma perché si sente accolto e amato. Solo questa giustizia può rendere il mondo migliore ed è possibile quando si scopre l’amore gratuito del Padre, che nel giorno del Battesimo del Signore dice: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento!».

Tradotto: «Questo è il mio bambino, la mia gioia!» Dal giorno del nostro BATTESIMO ognuno di noi – innestato nel Figlio – dovrebbe poter sentire la voce del Padre che gli dice: «TU SEI IL MIO BAMBINO, TU SEI LA MIA GIOIA!». Quanto ci fa bene metterci sotto questo SGUARDO DI DIO, pensare che siamo veramente i suoi figli, magari a volte un po’ birichini, ma pur sempre immensamente amati! È questo sguardo che ci rende migliori eGIUSTI”: capaci di guardare agli altri (e a noi stessi) non come imputati da giudicare, ma come fratelli da accogliere.

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