Se il punto di partenza dell’itinerario quaresimale è “partire” il mercoledì delle Ceneri, la prima tappa è la tentazione, capire chi siamo e dove siamo, coltivando la fiducia in Te che vinci il male. La seconda tappa è scorgere la meta, il monte della contemplazione, l’incontro con la Tua bellezza.
Ora arriva la terza: è necessario fermarsi per recuperare le forze. Parli di acqua, buona, fresca, corrente, come un ruscello di montagna. Un sogno per chi vive nel deserto.
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Lo fai in un racconto con i verbi tutti al presente indicativo, è qualcosa che dici a noi, ora. Sei in una terra familiare eppure straniera, eretica e quindi conflittuale: la Samaria.
Ci sei per una necessità assoluta – l’amore di Dio, che è vincente – e il Tuo cammino è di quelli che non possono essere ostacolati. Davanti a Te una donna che sceglie di andare ad attingere al pozzo quando non c’è nessuno, a mezzogiorno. L’ora in cui verrai crocifisso.
È stanca, provata dalla vita, sogna di non dover più fare quella fatica. Non riesce a capirti subito, ma non molla. Ha provato ad amare e ha fallito, ora ha abbassato le proprie pretese: dopo cinque mariti quello attuale non si sa cosa sia.
Ad un certo punto sente di essere capita, vede che Tu sei di più che un viandante assetato. Che sei credibile, autentico. Arrivano i discepoli, non sintonizzati, che vogliono farti mangiare a tutti i costi.
Tu racconti della festa della mietitura che – miracolo! – coincide con la fatica della semina e che è ora, non tra quattro mesi. Poi Ti basterà rimanere con i samaritani due giorni perché capiscano che sei il Salvatore del mondo.
La pausa per rifocillarsi nel cammino non Tu la fai. La regali a noi che come la donna siamo accolti e capiti. La doni ai discepoli, mandati a mietere esultanti ciò che altri hanno seminato nella fatica e a riconoscere che le due cose – semina e mietitura, fatica e gioia – in Te coincidono.
La offri ai samaritani, eretici loro malgrado, e a tutto il mondo che sei venuto a salvare.
don Claudio Bolognesi
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