Vangelo del giorno di Gv 4,5-42
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
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Parola del Signore.
Il seguente testo è una sintesi di un incontro pubblico di don Luigi dal titolo: La Samaritana e l’acqua viva: una lettura attuale.
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Il commento di don Luigi Maria Epicoco al Vangelo di Giovanni, con particolare riferimento all’incontro tra Gesù e la Samaritana, si sviluppa attorno ad alcuni nuclei tematici fondamentali: il simbolismo dell’acqua e della luce, la pedagogia delle relazioni e l’analisi dei “sei mariti” come metafora dei bisogni umani insoddisfatti.
L’Acqua e la Luce come Guide Narrative
Don Epicoco sottolinea che il Vangelo di Giovanni è “fatto di molta acqua” e luce. L’acqua non è solo principio di vita e richiamo al battesimo, ma descrive anche la precarietà del nostro mondo interiore, fatto spesso di “certezze liquide” piuttosto che di roccia. L’incontro avviene a mezzogiorno, in piena luce, un orario che Giovanni collega simbolicamente all’ora della Crocifissione, suggerendo che anche nella massima chiarezza l’uomo può faticare a comprendere il mistero di Dio.
La Relazione: dal Fraintendimento all’Intimità
Un punto centrale della riflessione è che le relazioni vere nascono spesso da fraintendimenti. Inizialmente, Gesù e la Samaritana parlano di cose diverse (acqua fisica vs. acqua viva), ma il dialogo cresce fino a un’intimità profonda dove le parole diminuiscono e aumenta l’intesa.
- La fragilità di Gesù: Gesù non si presenta come un vincitore che sa tutto, ma mostra la sua stanchezza e sete. Usa la propria debolezza per risvegliare nell’altro la consapevolezza del proprio bisogno, senza mai usare il giudizio o il senso di colpa.
- Il Pozzo come luogo d’incontro: Il pozzo rappresenta lo spazio delle decisioni, dei legami e della quotidianità. Don Epicoco invita a domandarsi dove siano i “pozzi” oggi in una società individualista e se le parrocchie sappiano ancora essere luoghi di incontro reale.
L’Analisi dei Sei Mariti
L’interpretazione più originale riguarda i “sei mariti” della donna, visti come atteggiamenti relazionali sbagliati che ognuno può ritrovare nella propria vita:
- Il Cibo: Rappresenta l’uso degli altri (figli, amici, carismi) per riempire i propri vuoti interiori, creando dipendenza anziché libertà.
- Il Sesso: Inteso come il bisogno di sentirsi di qualcuno attraverso il possesso fisico. Epicoco suggerisce che solo amicizie sane possono riportare equilibrio in questa dinamica di amore e appartenenza.
- Il Sapere (Controllo): L’illusione di poter controllare tutto attraverso la tecnica o la programmazione, soffocando l’azione imprevedibile dello Spirito Santo.
- L’Arte (Distrazione): L’uso della bellezza superficiale o dei mondi virtuali per alienarsi dalla realtà e non affrontare i problemi concreti.
- L’Angoscia (Vittimismo): L’atteggiamento di chi si sente vittima e cerca sempre un colpevole per deresponsabilizzarsi, preferendo lamentarsi piuttosto che guarire.
- La Legge: Il formalismo religioso di chi segue regole e precetti ma non è felice, perché manca l’incontro vivo con Cristo.
La Vita Spirituale e la Libertà
L’incontro con Gesù offre un’acqua speciale che trasforma la persona stessa in una fonte. Per don Epicoco, investire nella vita spirituale significa maturare umanamente: chi prega davvero non cerca più di colmare i propri vuoti a ogni costo, non vive per l’applauso e sa affidarsi allo Spirito invece di programmare tutto.
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In conclusione, l’esperienza della Samaritana insegna che la vera Chiesa deve portare le persone a Cristo e poi sapersi togliere di mezzo, generando individui che non sono solo “liberi” ma anche “liberanti” per gli altri.

